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Ma, come si è ricordato, Zinsou non è il solo tecnocrate e tycoon in lizza. Tra i suoi avversari c’è ad esempio il 57enne Patrice Talon, un magnate del cotone con una fortuna da 400 milioni di dollari, che secondo Forbes Africa è la 14esima della Africa francofona. Prima sostenitore d Boni Yayi, poi suo avversario, è stato accusato di frode, poi addirittura di complotto per uccidere il presidente, ed è dovuto fuggire in Francia, ma poi è stato amnistiato. Anche il 51enne Sébastien Germain Ajavon è un magnate, presidente della Confindustria locale. Il 63enne Abdoulaye Bio Tchane è invece un ex economista del Fondo monetario internazionale che ha promesso mezzo milione di posti di lavoro, mentre Pascal Irenee Koupaki è un ex primo ministro, a sua volta con laurea in Economia a Parigi.

Insomma, un po’ tutti i principali favoriti hanno interessi e più di un piede nella ex madrepatria. Ma Zinsou ha anche la pelle notevolmente più chiara degli altri, e ciò è stato strumentalizzato in campagna elettorale. “Lionel Zinsou è un bianco e nessun bianco può dirigere il Benin”, è arrivata a dire la deputata ed ex-frst lady Rosine Soglo. Da cui ne è scaturito un acceso dibattito tra chi taccia l’opposizione di razzismo e chi rifiuta l’accusa, che è rimbalzata anche su Le Monde.

Roma, 6 marzo 2016

fonte IlFoglio

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