Bimba abusata, condannato il branco: “Se la sono prestata a vicenda, come una cosa da usare”

All’ombra del figlio del boss, il branco si sentiva tranquillo e autorizzato ad usarla come “una cosa”, utile solo per soddisfare le voglie di tutti, anche contemporaneamente. Un incubo per la ragazzina, iniziato con quella che credeva una normale storia d’amore. A darla in pasto al branco è stato infatti Davide Schimizzi, quello che lei credeva il suo fidanzato, ma dopo qualche mese l’ha “prestata” prima a Iamonte, poi ad altri amici. Il copione era sempre lo stesso. Almeno due volte la settimana, alcuni di loro si presentavano davanti a scuola, obbligavano la ragazzina a salire in macchina e la portavano a casa del figlio del boss, dove era costretta ad avere rapporti con tutti quelli che ne avessero voglia. A volte le violenze avvenivano addirittura prima, durante il tragitto in macchina. Incontri spesso fotografati, in modo da usare quelle immagini per costringerla a fare silenzio e continuare a subire.

Per questo alla ragazzina ci sono voluti più di due anni per trovare il coraggio di chiedere aiuto. Lo ha fatto in un tema, lasciato in brutta copia a casa e finito in mano alla madre, con cui poco a poco lei ha iniziato a parlare del suo incubo. Dopo qualche mese e su insistenza del padre, da tempo lontano da casa perché separato dall’ex coniuge, l’intera vicenda è stata portata all’attenzione dei carabinieri, che hanno identificato il branco e trovato prove e riscontri in grado di reggere alla prova del tribunale. Sono scattati gli arresti, la vicenda ha fatto scalpore, per chiedere giustizia è stata convocata addirittura una manifestazione, fortemente voluta anche dall’allora presidente della Camera, Laura Boldrini. Contro la violenza sulle donne sono stati annunciati progetti e firmati protocolli, in larga parte rimasti lettera morta. Lei nel frattempo è stata costretta a lasciare il paese per rifarsi una vita altrove. A casa in pochi glielo avrebbero permesso.