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Il piccolo, che aveva appena nove mesi il giorno della sua morte, era nato con un grave problema cardiaco e di conseguenza era stato sottoposto a un trapianto il 18 novembre del 2018. Durante la fase di recupero dall’intervento gli era stata assegnata una terapia per via orale di micofenolato, un immunosoppressore comune per il trattamento dei pazienti sottoposti a trapianto di organi. A causa di un errore da parte dei medici tuttavia il medicinale, anziché in una dose da 100 milligrammi, gli è stato somministrato per un grammo, cioè una quantità dieci volte superiore alla norma.

Dopo essersi accorti della negligenza, definita “errore” dai sanitari nella cartella clinica, i medici hanno tentato di rimediare con una dose di “carbone attivo e colestiramina”. Tuttavia il danno era ormai stato fatto: il bambino ha avuto una necrosi intestinale seguita da un’ischemia, che nel giro di pochi giorni ne ha provocato la morte. Nel documento clinico stilato dopo la morte  è riportato: “Nelle ore successive alla somministrazione del farmaco il bambino presenta un improvviso deterioramento clinico, con importanti acidosi metaboliche e lattiche. Distensione addominale aumentata 24 ore dopo. Vengono eseguiti l’ecografia addominale e la TC, decidendo di eseguire una revisione chirurgica dell’addome il giorno 5/02 per sospetta ischemia e perforazione intestinale”.

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