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Agrigento, blitz con 56 arresti. La mafia chiedeva il pizzo ai centri di accoglienza per rifugiati

Maxi operazione dei carabinieri del reparto operativo di Agrigento che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare per 63 persone.

Tra gli arrestati c’è anche il reggente del mandamento di Santa Elisabetta e di un grande mandamento, chiamato “della montagna”,

che racchiudeva sotto di se anche i paesi di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini,

Favara, Raffadali, Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca.

 

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Si tratta di Francesco Fragapane a 37 anni. Quella sbaraccata dalle forze dell’ordine nelle scorse ore era una Cosa Nostra di provincia ma ben radicata.

E’ la “cosa nostra” agrigentina.

Si occupava principalmente di estorsioni, di gestione di appalti pubblici, di voto di scambio, di imposizione di slot machine e videopoker,

ma anche di piazzare propri uomini nelle amministrazioni comunali e di trafficare con la droga.

Documentati stretti collegamenti con i vertici delle cosche di quasi tutta la Sicilia e con le ‘ndrine calabresi.

 

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La mafia agrigentina, orfana del boss Giuseppe Falsone, cercava di affondare le mani persino sull’accoglienza dei migranti.

Un affare ritenuto redditizio a fronte dei continui sbarchi sull’isola. Le indagini dei carabinieri hanno svelato due episodi di tentata estorsione

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