Blocco licenziamenti, governo vuole prorogarlo solo fino ottobre. Sindacati: “Se è così scioperiamo”

Il governo si prepara ad approvare il decreto di agosto per far fronte alla crisi economica innescata dall’emergenza coronavirus. Mancherebbe ancora un’intesa all’interno della maggioranza su alcuni punti: tra questi anche il blocco dei licenziamenti, messo in campo dal governo durante il lockdown per evitare una crisi occupazionale. Nella bozza di decreto uscita dal tavolo di ieri sera tra le forze di governo, che Fanpage.it ha potuto visionare, si legge che il blocco dei licenziamenti potrebbe essere prorogato fino al prossimo 15 ottobre. Dopo questa valido rimarrà in vigore solo per chi usa gli ammortizzatori sociali. Il divieto di licenziamento non si applicherebbe poi nei casi di cessazione di attività, fallimento o in presenza di accordi sindacali per incentivare gli esodi volontari

I sindacati avevano chiesto alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, di prolungare il blocco fino a fine 2020.”Se il governo non prorogasse il blocco dei licenziamenti sino alla fine del 2020, si assumerebbe tutta la responsabilità del rischio di uno scontro sociale”, hanno fatto sapere le parti sociali. Per il 18 settembre Cgil, Cisl e Uil hanno già programmato un’iniziativa: “Che questa possa essere trasformata in uno sciopero generale dipenderà solo dalle scelte del governo e di Confindustria. Chi pensa di anticipare quella data alla fine dello stato di emergenza dimostra di non avere cognizione delle elementari dinamiche del mercato del lavoro e di non preoccuparsi delle condizioni di centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori”.

La norma sul blocco dei licenziamenti era già stata inserita nel decreto Cura Italia prima e in quello Rilancio poi. La scadenza è adesso prevista per il 17 agosto. La proroga dovrebbe andare di pari passo con quella della cassa integrazione. Vediamo cosa stabilisce per ora la bozza del decreto:

I sindacati avevano chiesto alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, di prolungare il blocco fino a fine 2020.”Se il governo non prorogasse il blocco dei licenziamenti sino alla fine del 2020, si assumerebbe tutta la responsabilità del rischio di uno scontro sociale”, hanno fatto sapere le parti sociali. Per il 18 settembre Cgil, Cisl e Uil hanno già programmato un’iniziativa: “Che questa possa essere trasformata in uno sciopero generale dipenderà solo dalle scelte del governo e di Confindustria. Chi pensa di anticipare quella data alla fine dello stato di emergenza dimostra di non avere cognizione delle elementari dinamiche del mercato del lavoro e di non preoccuparsi delle condizioni di centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori”.

La norma sul blocco dei licenziamenti era già stata inserita nel decreto Cura Italia prima e in quello Rilancio poi. La scadenza è adesso prevista per il 17 agosto. La proroga dovrebbe andare di pari passo con quella della cassa integrazione. Vediamo cosa stabilisce per ora la bozza del decreto:

Fino al termine del periodo entro il quale è comunque possibile fruire dei trattamenti di integrazione salariale riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, resta precluso l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223 e nel medesimo periodo restano altresì sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto.

Sino alla scadenza del suddetto termine resta preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3 della legge 15 luglio 1996 n. 604 e restano altresì sospese le procedure in corso di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1996 n. 604.

Le preclusioni e le sospensioni di cui al comma 2 non si applicano, a partire dal (15 ottobre 2020), ai datori di lavoro che non hanno in corso sospensioni o riduzioni dell’orario di lavoro connesso all’utilizzo di ammortizzatori sociali per far fronte all’emergenza da Covid 19.

 

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