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Milano – Otto evasioni dall’inizio dell’anno dal carcere di Bollate. Una media di due al mese, con identica modalità. L’ultima è finita a verbale nel tardo pomeriggio di sabato: un detenuto albanese, condannato per droga, non è rientrato dal lavoro all’esterno dell’istituto di pena. Gli agenti lo aspettavano per le 18 ma di lui – che avrebbe finito di scontare la pena a ottobre – non si hanno più tracce da quando ha lasciato il posto di lavoro.

A denunciare l’ennesima “evasione bianca” è il segretario regionale dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria), Giuseppe Bolena: «Fino a quando si continuerà a lavorare con organici ridotti all’osso, la polizia penitenziaria potrà garantire soltanto l’indispensabile. I dati dicono che bisogna intervenire con urgenza – lancia l’allarme il sindacalista – : a Bollate ci sono 200 detenuti ammessi al lavoro all’esterno, gestiti da soli 13 agenti. Non possiamo continuare a mettere sempre una toppa agli errori dell’Amministrazione penitenziaria». Gli agenti fanno quel che possono. Il loro Nucleo investigativo, insieme con le altre forze dell’ordine, è riuscito a scovare uno dei due detenuti romeni che il mese scorso era evaso dopo una giornata trascorsa all’esterno per lavorare. Il compagno di evasione, invece, si era consegnato spontaneamente a un commissariato di polizia. Gli altri sei evasi, invece, sono ancora latitanti.

Il Giorno

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