Bruno Contrada: “Franco Gabrielli mi ha ridato la mia dignità di poliziotto”

Bruno Contrada: “Franco Gabrielli mi ha ridato la mia dignità di poliziotto”

La revoca della destituzione dalla Polizia arrivata dopo la fine di 25 anni di calvario giudiziario con la revoca della condanna da parte della Cassazione

“Ringrazio il capo della Polizia, Franco Gabrielli per la sollecitudine e la bontà con le quali ha revocato la mia destituzione. Me ne voglio andare da questa terra senza rancore e odio verso nessuno, ma con il mio nome pulito e soprattutto da poliziotto”. Con queste parole, Bruno Contrada ha commentato la revoca della sua destituzione da parte del capo della Polizia, avvenuta l’11 ottobre scorso.

“Quando ci fu la sentenza di condanna, fui interdetto dai pubblici uffici perpetuamente. Venni trasportato nel carcere militare. Ricordo perfettamente come fosse ieri il mio stato d’animo. La sentenza era ingiusta, perché non ho mai commesso alcun tipo di reato e lo dirò fin quando avrò voce. Ma un uomo delle Istituzioni, deve con anche se con molta sofferenza e tribolazione, accettare e rispettare le sentenze. Erano già 15 anni che combattevo verso un processo ingiusto.

Mi feci forza, fisicamente e moralmente per affrontare la cella militare di Santa Maria Capua a Vetere. Una vera privazione della libertà. Ma quando il questore di Caserta, mi fece leggere la notifica del decreto della mia destituzione dalla Polizia, mi rifiutai di firmare. In quel momento mi crollò il mondo. Ho dato la mia vita alla Polizia di Stato. Gli anni migliori della mia vita, della mia giovinezza: i miei 30 anni, i miei 40 anni e i miei 50. Potevo benissimo fare la carriera militare, visto che feci l’accademia a Modena o lavorare nello studio legale di mio padre a Napoli, ma il mio cuore era ed è da poliziotto”.

LA STORIA GIUDIZIARIA

Bruno Contrada, l’ex superpoliziotto ed ex 007 che aveva combattuto Cosa nostra a fianco di Boris Giuliano, è un uomo logorato dalle malattie e dall’età, quasi 86 anni.

Ha ottenuto 100 riconoscimenti per operazioni di servizio e nove promozioni. Il 14 aprile 2015 la Corte europea dei diritti umani, cui Contrada si era appellato a partire dal 2007, ha sanzionato l’Italia: i giudici di Strasburgo hanno sentenziato che i tribunali italiani, nel condannare Contrada per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, non hanno rispettato il fondamentale principio della irretroattività.

LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

I magistrati della Corte europea affermano che il reato per cui è stato condannato l’ex 007 italiano, “è il risultato di un’evoluzione della giurisprudenza italiana posteriore all’epoca in cui lo stesso Contrada avrebbe commesso i fatti per cui è stato condannato”.

La storia giudiziaria di Contrada inizia con il suo arresto la vigilia del Natale 1992. L’accusa, formulata da una serie di pentiti di mafia, è grave e infamante: da numero due del Sisde, da capo della Mobile di Palermo per 14 anni, lavorando a fianco di Boris Giuliano, e da capo della sezione siciliana della Criminalpol, Contrada avrebbe tramato con Cosa nostra per sviare indagini e favorire l’associazione criminale.