FILE - This combination of undated file photos shows Tamerlan, left, and Dzhokhar Tsarnaev, brothers who planted bombs at the finish line of the Boston Marathon on April 15, 2013. Blood ties have long been a feature of criminal networks, and several recent terror attacks have been executed by a close-knit gang of friends and often brothers. The Tsarnaev brothers wreaked carnage in Boston, the Kouachi brothers attacked Charlie Hebdo magazine in Paris, and in Brussels, officials say the El Bakraoui brothers struck the airport and metro this week, killing more than 30 people. (AP Photos/Lowell Sun and FBI, FILE)
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FILE - This combination of undated file photos shows Tamerlan, left, and Dzhokhar Tsarnaev, brothers who planted bombs at the finish line of the Boston Marathon on April 15, 2013.  Blood ties have long been a feature of criminal networks, and several recent terror attacks have been executed by a close-knit gang of friends and often brothers. The Tsarnaev brothers wreaked carnage in Boston, the Kouachi brothers attacked Charlie Hebdo magazine in Paris, and in Brussels, officials say the El Bakraoui brothers struck the airport and metro this week, killing more than 30 people. (AP Photos/Lowell Sun and FBI, FILE)
FILE – This combination of undated file photos shows Tamerlan, left, and Dzhokhar Tsarnaev, brothers who planted bombs at the finish line of the Boston Marathon on April 15, 2013. Blood ties have long been a feature of criminal networks, and several recent terror attacks have been executed by a close-knit gang of friends and often brothers. The Tsarnaev brothers wreaked carnage in Boston, the Kouachi brothers attacked Charlie Hebdo magazine in Paris, and in Brussels, officials say the El Bakraoui brothers struck the airport and metro this week, killing more than 30 people. (AP Photos/Lowell Sun and FBI, FILE)

Djokhar e Tamerlan, Salah e Brahim, Said e Cherif, Karim e Foued, Mohammed e Kader, prima c’erano stati Hamza e Ahmed, sul volo United 175, Waleed e Wail, sull’American Airline 11, Nawaf e Hazmi sull’American Airlines 77, e poi gli ultimi, lunedì a Bruxelles, Ibrahim e Khalid, uno all’aeroporto l’altro nella metro, tutti terroristi, tutti fratelli. Perché la jihad è anche un affare di famiglia, un’idea rubata per strada, in moschea, su internet, che poi si coltiva a casa, magari in camera, di nascosto. Il fenomeno non è nuovo, ma si conferma a ogni attentato, a ogni nuovo commando: i kamikaze hanno spesso lo stesso cognome, prima della jihad, della Siria o del martirio, hanno condiviso i giochi, le liti, i genitori.
Lo psichiatra e ex agente della Cia Marc Sageman ci scrisse un libro già nel 2003. C’era stato il commando dell’11 settembre 2001: sui diciannove terroristi kamikaze sugli aerei, tre coppie di fratelli. E poi l’attentato a Bali del 2002: a organizzare il massacro di 202 persone erano stati tre fratelli, Ali Imron, Amrozi Nurhasyim e Ali Ghufron. «È un fenomeno naturale – ha spiegato ieri Sageman all’agenzia France Presse -. L’identità sociale si sviluppa in principio parlando con chi ci sta vicino, e chi ci sta più vicino sono innanzitutto i fratelli e gli amici d’infanzia». La circostanza è confermata anche dal censimento degli aspiranti jihadisti che partono ad addestrarsi in Siria: un quarto sono fratelli. È qui, nel cerchio familiare, che la radicalizzazione diventa progetto: «S’inventano un’identità di difensori di un islam aggredito, di donne e bambini uccisi nei bombardamenti aerei. Si radicalizzano, si confortano gli uni con gli altri».
Proibito naturalmente generalizzare, non esiste il jihadista modello: sociologi, politici e esperti vari ci hanno rinunciato, troppe volte sono stati smentiti dai fatti, dal kamikaze di buona famiglia, figlio di genitori amorevoli, bravo a scuola, pieno di amici, non psicopatico, magari pure figlio unico. Ma c’è un dato statistico. I fratelli Tsanaev dell’attentato alla maratona di Boston, i Merah di Tolosa, Mohamed ha ammazzato 7 persone, Kader è in carcere per complicità, i Kouachi a Charlie Hebdo, gli Abdeslam e il 13 novembre: Brahim si è fatto esplodere sul boulevard Voltaire, Salah si è tirato indietro all’ultimo, dice. Gli Aggad: Karim Mohamed è detenuto a Fleury-Mérogis da un anno, da quando è tornato dalla Siria, suo fratello Foued si è fatto esplodere il 13 novembre dopo avere fatto strage al Bataclan.

Fonte: Il Messaggero
24/3/2016

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