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Se le buche presenti sul marciapiede sono causa di una caduta o l’autoveicolo subisce dei danni per via di un dissesto della pavimentazione stradale, il Comune deve pagare il risarcimento. Sono ormai tristemente note le condizioni delle strade della nostra città.

Solo a Roma sono 50 mila: tra buche, voragini e crepe che da settimane mettono a dura prova le abilità di automobilisti e motociclisti, ma anche la solidità di copertoni, cerchioni e semiassi. Un momento d’oro per i gommisti, se non fosse che li ha sorpresi proprio nel momento meno opportuno, quando nei magazzini si passa dagli approvvigionamenti da gomme estive a gomme termiche

In sostanza spaccare una gomma è una iattura per tutti. Ma anche quel bozzetto appena visibile che si crea sulla spalla (la parte laterale del copertone) dopo aver preso una buca e che denota il cedimento dell’anima metallica. Pure in questo caso la ruota e da buttare. E se la coppia (anteriore o posteriore) si era già consumata abbastanza, doppia iattura: bisogna cambiarle entrambe per non avere uno squilibrio delle prestazioni.

Soldi e tempo, quindi. Ma se il tempo non lo restituirà nessuno, si può almeno tentare di recuperare i soldi. Ecco come.

Un buca nel manto stradale o la presenza di materiale pericoloso sull’asfalto (olio, ghiaia, ghiaccio ecc), di marciapiedi sconnessi, guardrail non in sicurezza, crollo improvviso di alberi, vegetazione che provoca mancanza di visibilità, caditoie non a raso con il manto stradale, griglie di tombini rotte, mancanza di segnaletica hanno un nome ben preciso: danni da insidia. La responsabiltà in questi casi è della Pubblica Amministrazione in quanto proprietaria o gestore del bene demaniale. E’ il comune (o la provincia o un’altra amministrazione) a dover risarcire i danni per omessa o insufficiente manutenzione delle rete stradale.

Cosa fare

La prima cosa è inoltrare una richiesta danni per raccomandata al proprietario del bene demaniale che potrebbe essere Autostrade per l’Italia spa, la Provincia, il Comune o l’Anas e qui serve l’assistenza di un legale per rivolgere la richiesta all’ente giusto.

Per molti anni l’orientamento dominante in giurisprudenza era che spettasse al danneggiato dimostrare il danno subito, il nesso di causalità e l’elemento soggettivo della colpa della P.A. Praticamente un ginepraio.

A ribaltare la situazione ci ha pensato una sentenza della Cassazione (n.15384/06) che afferma una responsabilità oggettiva della P.A. per i beni demaniali in custodia. In sostanza il danneggiato dovrà soltanto fornire la prova dell’evento in cui è stato coinvolto e del fatto che sia stato causato da una condizione di oggettivo pericolo (sentenza Cassazione n.79637/12). La P.A. per sottrarsi alla propria responsabilità, dovrà provare che l’incidente è stato dovuto al caso al comportamento del danneggiato.

Una volta dimostrato che la colpa è della P.A. c’è ancora un ‘ma’ che riguarda proprio il caso di Roma: se ci sono elementi esterni imprevedibili e inevitabili che costituiscono forza maggiore, la pubblica amministrazione può tirarsene fuori. E la giurisprudenza ha considerato casi di forza maggiore il temporale, il nubifragio o la calamità naturale, tenendo conto della particolare intensità ed eccezionalità del fenomeno (AGI)

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