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Un vero e proprio «pasticcio», con i dipendenti pubblici che non possono più utilizzare i loro buoni pasto perché bar, ristoranti e supermercati non accettano più pagamenti con i ticket del gruppo Qui!: una situazione «intollerabile» che necessita di «soluzioni» e «in tempi brevi», per la ministra della P.a, Giulia Bongiorno.

Qualche giorno fa infatti la Consip, fatte le opportune verifiche, ha disdetto la convenzione stipulata con la società genovese per i lotti che interessano le regioni particolarmente popolate da statali, come Lazio, Liguria, Piemonte e Lombardia.

OSA STA SUCCEDENDO lo riporta IL MESSAGGERO. La Consip, competente in fatto di acquisti per la P.a, sta affiancando le diverse amministrazioni nella ricerca di un’exit strategy, si apprende da fonti della stessa società (partecipata al 100% dal ministero dell’Economia).

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L’idea è quella di un tavolo pilota, che coinvolga qualche grande ente, per fornire delle indicazioni. Raccogliere i buoni rifiutati e trovare subito un nuovo fornitore per sostituirli potrebbe essere la strada. Certo il rischio è che per qualche tempo i dipendenti restino a secco, in attesa della sostituzione.

E intanto cosa possono fare i dipendenti? Secondo la Funzione Pubblica Cgil “serve un atto da parte del ministero che acceleri il processo di restituzione ai dipendenti pubblici di quanto loro spetta.

Così come c’è bisogno per un verso di fornire indicazioni chiare a quelle amministrazioni tuttora legate da un rapporto contrattuale con la Qui! Group e, per l’altro, di maggiori verifiche, per quanto riguarda le procedure per il prossimo appalto, sull’affidabilità delle imprese partecipanti”.

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Dettaglia il concetto Salvatore Chiaramonte, segretario nazionale della Fp della Cgil: “Le priorità sono due. In primis le amministrazioni devono chiudere il loro rapporto con Qui!, che contrattualmente deve rifondere i buoni non spesi.

Ai lavoratori diciamo invece di contattare la propria amministrazione e restituire il ticket con la richiesta di rimborso: stiamo valutando se ci siano gli estremi per una class action”. Quante sono le persone coinvolte? “Difficile stimarle, solo nelle funzioni centrali tra 50 e 60mila, ma nel complesso si potrebbe salire sopra i 100mila”.

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