Buoni pasto, via libera al cumulo di otto ticket. Si possono usare anche in agriturismi e mercati

Nel primo provvedimento messo a punto in inverno dal Mise si parlava di un limite a dieci ticket. Il Consiglio di Stato, che insieme all’Anac ha visionato il testo e dato il suo parere, aveva suggerito una limatura. Alla fine, il cerchio si è chiuso sugli otto ticket. Formalmente, riconosceva lo stesso Palazzo Spada, si salva anche il principio della “sostituzione della mensa”, dando modo agli utenti di acquistare una volta sola alla settimana i piatti pronti necessari ai loro “pranzi al sacco” in ufficio.

Sul cumulo, “la norma attua quel che di fatto succede già”, commentano da Federdistribuzione. Presso la quale c’è ovvia soddisfazione per aver dato valore giuridico alla prassi quotidiana. La pensano in maniera diametralmente opposta bar e ristoratori. Per Tullio Galli della Fiepet Confesercenti si “legittima così l’uso dei buoni nella grande distribuzione, a danno dei piccoli”. Sul punto si era in effetti scatenato uno scontro nei mesi passati: il Mise aveva ipotizzato inizialmente di fissare il tetto a dieci buoni, poi la quadra – dopo il suggerimento di una limatura al tetto da parte del Consiglio di Stato – è stata trovata poco sotto.

Secondo l’Anseb, l’associazione delle società che emettono i ticket, è una “soluzione di mezzo: sarà una novità nella misura in cui si farà rispettare il limite”. Un riflesso diretto per l’economia di alcuni consumatori, però, ci potrebbe essere. Un colosso della distribuzione come Esselunga, ad esempio, pur avendo avviato una sperimentazione dell’uso dei ticket, l’aveva poi escluso in attesa della norma sulla cumulabilità: arrivato il decreto, dal prossimo autunno è previsto che la rete dei supermercati fondati da Bernardo Caprotti inizi ad accettare i ticket.