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SOS1306003Temperature record e caldo torrido. A soffrire gli effetti più pesanti dell’afa e dell’aumento di ozono sulla salute sono soprattutto gli ammalati, gli anziani, i bambini, i disabili. I medici raccomandano gli usuali comportamenti individuali “di difesa”: bere molto e spesso, anche in assenza di stimolo alla sete. Evitare caffeina, alcool, prestando attenzione alla quantità di zucchero contenuto nelle bevande; consumare pasti leggeri e aumentare la quota di frutta e verdura; uscire di casa nelle ore di minore insolazione e limitare l’attività fisica all’aperto nelle ore più calde della giornata; indossare cappelli e indumenti leggeri e comodi, di colori chiari e fibre naturali; fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea. Negli ambienti domestici e lavorativi, in presenza di condizionatori, è opportuno che la temperatura non si discosti di oltre 6-8 gradi rispetto a quella esterna, così come è sconsigliato puntare i ventilatori direttamente sul corpo. E’ poi importante prestare attenzione alla comparsa di quelli che possono rappresentare i primi disturbi da calore (senso di debolezza, vertigini, annebbiamento della vista, crampi muscolari, pelle secca e assenza di sudorazione, nausea, difficoltà di respiro, aumento del battito cardiaco, mal di testa) e, in quella eventualità, interpellare il proprio medico curante.

Consigli questi validi anche per i più piccoli. “I bambini – fa sapere il Dott. Mauro Pocecco, direttore dell’unità Operativa pediatria del Bufalini” – hanno una ridotta capacità di termoregolazione. E’ necessario offrire loro da bere più spesso del consueto, evitando liquidi freddi e zuccherati. E’ bene non farli giocare in cortili chiusi, asfaltati o pavimentati. Evitare di uscire durante le ore centrali della giornata. In casa è meglio stare in ambienti ventilati. Se si passa da un ambiente molto caldo ad uno con l’aria condizionata, è consigliabile coprire i piccoli con un indumento leggero”.

Più esposte ai pericoli del caldo sono le persone anziane, in particolare se soffrono di malattie cardiovascolari o respiratorie croniche, ipertensione, insufficienza renale cronica e malattie neurologiche, e quelle non autosufficienti, poiché dipendono dagli altri per regolare l’ambiente in cui si trovano e per l’assunzione di liquidi in terapia diuretica cronica. Ciò avviene soprattutto nell’anziano in terapia diuretica cronica. In occasione di un abnorme rialzo della temperatura esterna, infatti, i rischi maggiori sono la disidratazione ipertonica e il colpo di calore. La disidratazione ipertonica – spiega il dottor Antonio Balotta direttore dell’Unità Operativa Geriatria del Bufalini – intercorre quando la perdita di acqua, o la sua ridotta assunzione, prevale su quella salina; ciò avviene di frequente quando a fronte di un abbondante sudorazione, l’introduzione di liquidi non è sufficiente a ripianare le perdite. Il colpo di calore – continua il dottor Balotta – compare invece quando la dispersione del calore corporeo con la sudorazione e la ventilazione polmonare risulta insufficiente a mantenere l’equilibrio termico con l’ambiente esterno; ciò avviene soprattutto in condizioni di elevata umidità ambientale e scarsa ventilazione e conduce ad un abnorme rialzo della temperatura corporea con la comparsa di stati confusionali che talvolta possono portare come estrema conseguenza al decesso”.

Contestuale alle ondate di calore è l’aumento delle concentrazioni di Ozono (O3) che costituisce un inquinante “secondario” così chiamato perché si forma a partire da reazioni chimiche fra inquinanti primari (come ossidi di azoto e composti organici volatili) favorite dalla radiazione luminosa solare. Per questo motivo le concentrazioni maggiori si registrano sempre nel periodo estivo, nelle ore pomeridiane e nei giorni con intensa irradiazione solare.

“A causa della sua forte azione ossidante – spiega il dottor Flavio Valentini dirigente medico del Dipartimento Sanità Pubblica – l’ozono è in grado di provocare, a contatto con le mucose, fenomeni irritativi che iniziano ad avvertirsi a concentrazioni di microgrammi per metro cubo pari a quelli della sopraccitata soglia di informazione. In particolare può causare irritazione congiuntivale, irritazione del sistema respiratorio con infiammazione del sottile strato di cellule che riveste le vie respiratorie (tosse, irritazione alla gola e maggiore suscettibilità alle infezioni) e una riduzione della funzionalità polmonare con aggravamento dell’asma e di altre patologie respiratorie. “Le categorie di popolazione a rischio – continua il dottor Valentini – non solo sono bambini, anziani e persone con compromessa funzionalità respiratoria o con patologie cardiache, ma anche tutte le persone che svolgono intensa attività fisica all’aperto. Per evitare i rischi, anche in questo caso, i comportamenti da adottare sono: limitare il più possibile la permanenza all’aria aperta nelle di massima insolazione tra le 12 e le 18; ridurre l’attività fisica nelle ore pomeridiane; adottare una dieta ricca di sostanze antiossidanti assumendo vegetali ricchi di vitamina C (agrumi, fragole, ribes, kiwi, pomodori, peperoni, cavoli, ecc) e di vitamina E (olii crudi, verdure verdi, fegato, uova, germogli di grano e soia, ecc)”. (L’andamento dei valori di monitoraggio è consultabile sul sito www.arpa.emr.it)

Infine è bene ricordare che, in caso di necessità, le persone che vivono sole o che si trovano in difficoltà non devono esitare a chiedere aiuto a conoscenti e vicini di casa o a rivolgersi al proprio medico di famiglia, alle strutture sanitarie e ai servizi di assistenza indicati dal Piano per l’emergenza caldo messo a punto dall’Azienda Usl della propria città con Enti, Istituzioni e Associazioni di Volontariato del territorio. Per questo è bene tenere sempre con sé una lista di numeri di telefono da contattare in caso di emergenze.

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