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Cannabis light addio?

Duro colpo per il settore della Cannabis light, in decisa espanzione dal Dicembre 2017 e che in poco meno di due anni ha prodotto un giro di milioni di euro per le casse dello Stato e posti di lavoro sia nella coltivazione che nella commericlizzazione del prodotto.

Appena poche settimane fa era intervenuto duramente, a tal proposito, il ministro dell’interno Matteo Salvini andando allo scontro (verbale) con il ministro Giulia Grillo (Leggi anche: Salvini annuncia “chiuderò tutti i negozi di Cannabis”. Il ministro Grillo: “non vendono droga”)

Adesso, a metter fine ad ogni dubbio ci pensa la Cassazione secondo la quale la legge attuale non consentirebbe la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis”, come l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina.

Secondo la Corte infatti “la commercializzazione” di tali prodotti, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, “non rientra nell’ambito di applicazione della legge 242 del 2016, che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel catalogo comune delle specie di piante agricole, ai sensi dell’art. 17 della direttiva 2002/53 Ce del Consiglio, del 13 giugno 2002, e che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati”.

Pertanto “integrano il reato di cui all’art. 73, commi 1 e 4 del dpr 309/1990,le condotte di cessione, di vendita e in genere la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa, salvo che tali prodotti siano privi di efficacia drogante”.

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