Canone Rai non legato a tv: pagano smartphone e tablet

Il governo assicura: si pagherà solo sulle prime case. Ma saranno tassati anche i device come smartphone, tablet e pc

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Il canone Rai finirà nella bolletta elettrica.

 

Ormai è un dato di fatto. Agli italiani toccherà pagare la tassa più odiata in “comode” rate. Ogni mese la bolletta della luce sarà un po’ più alta per consentire al carrozzone di viale Mazzini di tirare a campare. Alla fine dell’anno però, anziché sborsare gli attuali 113 euro euro, il contribuente ne pagherà solo 100. Il balzello non sarà, dunque, legato al possesso della televisione. Anche i vari device, come smartphone, tablet e pc, con cui si può vedere la Rai dovranno pagare.

Il canone in bolletta

Il canone passerà nel 2016 da 113,50 a 100 euro e nel 2017 a 95 euro. La misura, almeno nell’intento di Matteo Renzi, è pensata per combattere l’evasione che nel 2015 dovrebbe sfiorare il 30% facendo perdere alle casse dello Stato 600 milioni di euro di mancati introiti. Sebbene il testo debba essere ancora definito con un decreto del ministero dello Sviluppo, che dovrà essere presentato entro 45 giorni, il canone si pagherà a rate e soltanto sulla prima casa. Non dovrebbe, dunque, esserci il rischio di pagare per le seconde case o per le cantine o le soffitte dove capita che ci sia un contatore separato. Tuttavia, la tassa non sarà più legata al possesso del televisore. Così dovrà pagare anche chi è in possesso di device come smartphone, tablet e pc. “Da un lato il Governo ha in mente di varare un forte piano per la banda larga e la digitalizzazione in tutto il Paese e dall’altro lato – accusa il capogruppo di Area popolare in commissione Finanze alla Camera, Alessandro Pagano – vuole inibire così i possessori di device connessi a internet”. Con l’aggravante che, come sembra emergere, viene inoltre invertito l’onere della prova per cui deve essere il cittadino o l’azienda a dimostrare il mancato possesso di questi dispositivi. Toccherà, infatti, al singolo utente chiedere l’esenzione dichiarando all’Agenzia delle Entrate il mancato possesso di tali mezzi.

Un “tesoretto” per il governo

Secondi i calcoli dei tecnici del ministero dell’Economia, su 22 milioni di utenze familiari, il nuovo meccanismo arriverebbe a fruttare 2,2 miliardi nel 2016, circa 500 milioni in più rispetto agli 1,7 miliardi raccolti nel 2015. Un “tesoretto” che Renzi potrebbe stornare su un’ulteriore riduzione del canone per gli anni successivi o, come sembra più plausibile, a una diminuzione della pubblicità sui canali per bambini (Rai YoYo e Rai Gulp). Il capogruppo alla Camera di Area Popolare, Maurizio Lupi, suggerisce, invece, di destinare “all’emittenza privata locale per aiutarla ad uscire dalla crisi”. Al momento, però, si tratta solo di ipotesi. “Il primo obiettivo della manovra – fanno sapere fonti governative all’Ansa – resta il recupero dell’evasione”.

Non pagare il canone si può

La legge di Stabilità parte da un assunto folle: chi ha un’utenza elettrica, ha in casa anche un televisore. Sulla bolletta il canone avrà una voce separata. Tuttavia, se l’utente volesse evitare di pagarlo, l’operazione da fare sarà tutt’altro che facile. Per prima cosa dovrà compilare un altro bollettino scomputando la voce del canone da quella dell’utenza elettrica. Falsificare questa dichiarazione sarà un reato penale. Il gestore del servizio di fornitura dell’energia elettrica è tenuto ad informare con cadenza bimestrale l’Agenzia delle Entrate delle morosità e dei mancati pagamenti del canone. In caso contrario sarà punito con una sanzione pari al triplo dell’importo del canone (300 euro). “In caso di morosità e inadempimento del pagamento del canone il gestore del servizio di fornitura di energia elettrica non opera come responsabile di imposta ed e al fine dell’attivazione delle procedure di recupero – si legge nella bozza della legge di Stabilità – il mancato adempimento dell’obbligo di informativa a carico del gestore è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria pari al triplo dell’importo del canone indicato in fattura”.

La sanzione amministrativa

Anche l’utente che evade il pagamento del canone incorrerà in una sanzione amministrativa, “pari a cinque volte l’importo del canone”. Finora la sanzione pecuniaria andava «da due a sei volte» l’importo del canone, fino a un massimo quindi di quasi 620 euro. Al momento, la maxi sanzione è stata smentita da Michele Anzaldi, deputato dem in commissione di vigilanza. “Si tratta solo di indiscrezioni e bozze della legge di Stabilità evidentemente non fondate – assicura – in ogni caso, la norma dovrà passare in parlamento dove sarà messa a punto in modo da non penalizzare gli utenti”.

 

17 ottobre 2015

fonte IlGiornale