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Cara Europa,
se non fosse per tutti quei poveri cristi morti ammazzati a due passi dai tuoi bei palazzi istituzionali, nel cuore del tuo aeroporto trafficato di burocrati Ue, verrebbe da dire: ben ti sta. Perché solo assaporando l’odio ravvicinato e il puzzo di cadavere, solo ammettendo il fallimento delle politiche immigratorie, solo tremando all’idea dei tuoi figli assassini allevati a domicilio e coccolati al ritorno dalla jihad, la smetterai di far finta di nulla.
La paura della paura ti obbligherà a spalancare gli occhi, a riflettere sul da farsi, a domandarti se non sia giunta l’ora di fare finalmente la tua parte, magari iniziando a imporre un unico coordinamento antiterrorismo e di intelligence, a decidere come comportarsi in Libia oppure in Siria, a non lasciare sola l’Italia nella gestione dei disperati in transito dal Nordafrica e dalla Grecia. Gli integralisiti «integrati» nella tua terra si sono presi gioco dei tuoi uomini in divisa e di quelli con la «barba finta», per mesi hanno ospitato il fantasma in fuga di Salah, un intero quartiere ha tirato pietre ai poliziotti accorsi a catturarlo: lo capisci oppure no di avere il nemico in casa? Vuoi reagire o lasciarti uccidere. Scegli l’eutanasia o reagisci al cancro islamico? Colpendo Bruxelles i sicari di Allah hanno colpito il cuore politico, economico, militare del Vecchio Continente. Già, la civilissima Europa di Voltaire, Leopardi, Michelangelo, dell’Inno alla Gioia di Beethoven, che oggi cova nel suo ventre il germe del dolore e della morte. In nome di un Dio giusto e misericordioso noi li accogliamo, permettiamo loro di crescere una famiglia nella culla del nostro ideale di tolleranza, di mandare i loro figli a scuola assieme ai nostri. E loro, o i loro figli, ci ringraziano combattendoci. È un fallimento che non bisogna ignorare, se vogliamo salvarci. E risiede in gran parte nel fondamento della cittadinanza pressoché automatica, del dogma dell’accoglienza. È il fondamento di quel mondo «aperto» senza frontiere, né fisiche né culturali. Un grande minestrone dove tutto si mescola. Chi insegue la vita e chi brama il martirio. Chi rispetta le donne e chi le vuole schiave. Chi ha costruito la laicità e chi brama un dominio teocratico. I quartieri islamici come Molenbeek a Bruxelles che non sono un ghetto, come sostine l’autoflagellante sinistra, ma centri di raccordo, pianificazione e protezione delle reti terroristiche.
Almeno stavolta, cara Europa, sgrana gli occhi. Astieniti dal chiedere uno scatto di orgoglio all’Islam moderato. Perderesti tempo perché il problema è nostro, anzi tuo. È un problema politico, che porta il volto dei leader di gommapiuma e dei burocrati dell’Unione a sguazzare nella retorica dei kalashnikov da silenziare con «l’aiuto dei maestri elementari» per dirla col signor Renzi, il premier delle frontiere aperte e del burqa alle statue ignude. O da combattere con le lacrime di coccodrillo della signora Mogherini, che anziché infondere coraggio e speranza ha trasmesso al mondo la resa dell’Occidente frignando in diretta tv. Cara Europa, oggi piangi i tuoi morti ma sappi che nonostante niente e nessuno potrà privarci della nostra libertà la realtà è che siamo anche sotto attacco «culturale», il che rende urgente capire chi siamo «noi» e riconoscere, per una buona volta, chi sono «loro», quelli che vogliono abbattere la nostra civiltà, come le statue di Mosul.

Di GIAN MARCO CHIOCCI

 

Fonte Il Tempo

Roma, 24 marzo 2016

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