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In pratica sarebbero stati accusati di aver esefguito arresti non regolari per le modalità: i due, assieme ad un terzo collega, avrebbero usato degli “agenti provocatori” al fine di arrivare all’obbiettivo. Ma è lecito? Alla domanda aveva risposto la Cassazione: pare di sì ed aveva annullato per questo una condanna ad oltre 5 anni comminata per entrambi.

I due militari, nel periodo 2004-05 avevano catturato una serie di spacciatori con l’ausilio di agenti provocatori, ritenuta pratica scorretta.

“In vent’anni di carriera – si legge sul Giornale di Vicenza – le indagini antidroga le ho sempre fatte così. Con l’utilizzo dei confidenti e grazie alla loro collaborazione risalivo agli spacciatori, rispettando le norme per centinaia di operazioni coordinate dall’autorità giudiziaria. Nessun pm o ufficiale fino al 2005 mi aveva detto nulla, il mio metodo era quello”.

A fine 2016 la corte di Appello di Venezia aveva dato ragione ai due Carabinieri: il 55enne F.M. e I.M.di 58. I due, esaminati dalla commissione disciplinare del COESPU di Vicenza, sono stati reintegrati in servizio, nelle rispettive sedi dalle quali erano stati sospesi. I due, ad oltre un decennio di distanza e ad un tiro dalla pensione, hanno potuto indossare nuovamente l’uniforme.

Considerando che in tutto il periodo di sospensione sono stati retribuiti al 50% dello stipendio, adesso ai due spettano anche gli arretrati e tutte le ferie pregresse. La cifra totale dovrebbe aggirarsi attorno al mezzo milione di euro.

I marescialli adesso chiederanno anche un lauto risarcimento. Ci chiediamo, tutto questo, quanto sia costato alla collettività. Sia in termini economici ma anche nella perdita di due ottimi segugi della strada.

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