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La proposta porta la firma di Matteo Salvini: «Chiudere subito tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100 mila euro, per liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse». Il vicepremier si riferisce, quindi, a chi ha un debito con l’ex Agente della Riscossione e ancora non è riuscito a pagarlo nonostante le due precedenti rottamazioni. Per la sinistra, è un vero e proprio condono. Per Salvini, invece, si tratta di «pace fiscale». E per il Governo è un rebus: dove si troveranno i soldi per garantire la copertura di questo provvedimento? Quest’ultimo aspetto resta ancora in bilico. Si sa soltanto che la pace fiscale potrebbe portare – secondo indiscrezioni – nelle casse dello Stato fino a 3,5 miliardi di euro. Ma sarebbero molti di più se dovesse passare l’idea di un altro leghista, il sottosegretario al Tesoro Massimo Bitonci, che propone di portare la soglia della pace fiscale da 100mila ad 1 milione di euro.

L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, ribatte: «Bisogna abolire il sistema Equitalia di nome e di fatto» forse dimenticando che Equitalia non esiste più già da circa un anno.
Aggiunge: «Dodicimila evasori totali sconosciuti al Fisco e grandi evasori che hanno rubato una media di 2 milioni di euro a testa. Onore alla Guardia di Finanza che li ha scovati, ora tocca al Governo ridurre le tasse e semplificare il sistema fiscale». E sulla proposta di Bitonci non ha dubbi: «Troppo alta, chi evade deve andare in galera». Come a dire: Lega e M5S hanno trovato un altro argomento su cui discutere.

La platea interessata dalla proposta del ministro dell’Interno è enorme: ben il 94% dei crediti fiscali dello Stato, notificati già ai contribuenti, è al di sotto di 100mila euro. Il che significa che quasi tutti i contribuenti che hanno ancora un debito aperto con l’erario saranno graziati.

«Chiudere da subito tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100 mila euro»

A quali condizioni, però? Ci sarebbero delle aliquote. Secondo quanto trapelato fino ad oggi (ma c’è ancora tutto da stabilire), il contribuente potrebbe sistemare la propria posizione con il Fisco pagando il 6% del debito per imposte, sanzioni, interessi e costi accessori sempre che non abbia una casa di proprietà che appartenga ad una fascia di reddito basso.

Quest’aliquota del 6% salirebbe al 10% se il contribuente possiede un immobile ed ha un reddito sotto i 24mila euro.

In tutti gli altri casi, l’aliquota prevista sarebbe del 25% con un versamento massimo di 200mila euro.

Pertanto, e se queste indiscrezioni dovessero essere confermate, chi ha ricevuto una cartella esattoriale pagherebbe, mal che gli vada, il 25% di quello che deve al Fisco. Il resto, come non detto.

I crediti di Equitalia, sono passati ad Agenzia Entrate Riscossione che – bisogna ammetterlo – non ha dimostrato tentennamenti nel riprendere le azioni che aveva già intrapreso il suo predecessore nella riscossione. La proposta di Salvini ha quindi destato il massimo interesse in molti contribuenti che, in passato, non hanno pagato le cartelle esattoriali.

Pace fiscale sotto i 100mila o sotto il milione di euro?
Ed i contribuenti interessati potrebbero essere molti di più se il Carroccio riesce a far passare la proposta avanzata dal sottosegretario al Tesoro, il leghista Massimo Bitonci, che in un gesto di plateale generosità parla di alzare di 10 volte il tetto sotto il quale beneficiare della pace fiscale: da 100mila euro ad 1 milione di euro. Questo provvedimento viaggerebbe di pari passo con una nuova voluntary disclosure, cioè quella procedura per svelare di propria iniziativa al Fisco le attività finanziarie, i contanti ed i patrimoni nascosti in qualche paradiso fiscale. Si vuole, insomma, una pace molto più ampia di quella ipotizzata in un primo momento.

Questa proposta è nota a Salvini, perché il segretario leghista ha partecipato al tavolo in cui è stata illustrata alla presenza degli esperi economici del Carroccio. Tra questi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, secondo cui «il tetto sarà più vicino al milione di euro che non ai 100mila». Il Movimento 5 Stelle, però, l’ha già bocciata in partenza. È stato lo stesso Di Maio a sostenere che la soglia di 1 milione di euro per la pace fiscale è troppo alta ed a ricordare ai compagni di governo che il contratto firmato ad inizio legislatura prevede per gli evasori fiscali la galera e non la pace. La filosofia grillina è: no allo scudo fiscale e no a far rientrare i capitali dei mafiosi e dei corrotti dall’estero.

Pace fiscale per le multe non pagate?
Altra voce che si fa sempre più insistente è quella secondo cui la pace fiscale comprenderebbe anche le multe ed i bolli non pagati. Non perché qualcuno l’abbia detto ma perché nessuno ha detto di no. Legittimo pensare, a questo punto, che il debito contratto per una contravvenzione mai pagata o per un bollo non corrisposto possa rientrare nel provvedimento voluto dalla Lega. È vero che c’è la possibilità di ricorrere alla rottamazione delle cartelle senza pagare sanzioni o maggiorazioni ma è altrettanto vero che grazie alla pace fiscale si potrebbe pagare fino al 25% del debito e non il 100%.

Cosa comporta la nuova pace fiscale?
Per il momento si tratta di una semplice affermazione. Sembrerebbe tuttavia che il Governo voglia aprire le porte non a una nuova rottamazione, ma a una vera e propria sanatoria, un’abolizione del debito o qualcosa di molto simile. Bisognerà vedere i successivi sviluppi per comprendere cosa intende Salvini con la sua pace fiscale. E soprattutto comprendere che impatto avrà questa affermazione sulle rottamazioni in corso che potrebbero a questo punto essere ritenute non più convenienti e abbandonate dai contribuenti.

D’accordo con Salvini sulla necessità di «un approccio fondato sulla semplificazione fiscale, sulla buona fede e sulla cooperazione tra le parti» è il Comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi, che nel corso dei festeggiamenti delle Fiamme Gialle ha rimarcato l’impegno della Gdf nel «sostenere convintamente il cambiamento nei rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuente». In sostanza occorre intervenire per «favorire l’adeguamento spontaneo e ridurre al minimo, dove possibile, l’invasività dei controlli».

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