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Morale: il giudice lascia intendere – se capiamo bene – che la scelta sarebbe appunto temporanea, e riguarderebbe solo appartamenti vuoti; la prefettura, ossia il creditore che ha eseguito il pignoramento, in questo modo darebbe un ruolo e un valore a dei beni inerti. Questo all’ apparenza, perché vista di spalle suona in un altro modo.

Anzitutto: è impensabile che una procedura del genere sia dovuta alla trovata di un giudice fallimentare di Lecco, e non a una norma legislativa che la preveda o a un regolamento che la contempli: il tutto, come minimo, andrebbe discusso e, se non disturba, sottoposto all’ attenzione dell’ opinione pubblica.
Invece qui c’ è una mail mandata a un Consiglio degli avvocati. In secondo luogo, c’ è da chiedersi che fine farebbero gli appartamenti: a parte la sostanziale impossibilità di ritornarne in possesso da parte del pignorato, chi volesse comprarne uno ne uscirebbe solo scoraggiato; avrebbe difficoltà anche solo a visionarlo, oppure a visionarlo in buone condizioni, visto che non è credibile che degli immigrati si mettano seriamente a risistemarlo; il prezzo di vendita poi si abbasserebbe e basta, e sarebbe interessante vedere quanti si fronteggerebbero, in un’ asta, per acquistare un appartamento che intanto risulta occupato e che andrà comunque sgomberato.

Nell’ insieme, ci perderebbero tutti. O quasi. Ci perderebbe il pignorato, privato della possibilità pur remota di recuperare il bene; ci perderebbe la prefettura (cioè lo Stato) che dovrebbe pagare dei canoni d’ affitto per qualcosa che le appartiene e che gli occupanti danneggerebbero e basta; ci perderebbe ancora lo Stato, costretto a congelare la vendita di un bene che la procedura svaluterebbe; nel suo piccolo potrebbe perderci anche il cittadino: il quale, senza nessun piano d’ impatto sociale, si ritroverebbe dei rifugiati come vicini di casa e questo solo perché l’ appartamento è stato pignorato.

Qualche xenofobo, del resto, potrebbe anche obiettare che tutta l’operazione si presti a una morale beffarda: prima lo Stato ti pignora perché non paghi il mutuo (la maggioranza dei pignoramenti è per questo) e poi lo stesso Stato, anziché favorire l’incasso con una vendita, si mette a pagare lui (cioè noi) per ospitare dell’ altra gente che non sei tu, ma evidentemente è più degna di te. Sarebbe tutto regolare: ma di fatto si caccerebbe un italiano (che non paga) per ospitare dei non-italiani (che non pagano).

fonte Libero

Roma, 30 ottobre 2016

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