Casi di Covid in centro di accoglienza: imposta quarantena, le proteste sfociano in rivolta

Isolamento e tampone per tutti dopo l’accertamento di positività al coronavirus di un operatore

Succede in provincia di Treviso, alla caserma “Serena” dove sono ospiti oltre trecento persone migranti. Da giorni il luogo è centro di proteste. Gli ospiti infatti temono, con lo stop, di perdere i posti di lavoro.

Dopo una prima manifestazione, lo scorso Venerdì, una ventina tra medici e assistenti sono stati costretti a rifugiarsi nella guardiola.

La tensione rischia di diventare sempre più alta. Tutto è iniziato l’11 giugno quando un 30enne ex ospite e ora operatore assunto dalla cooperativa operante, è risultato positivo al Covid-19.

La notizia è stata comunicata poi agli ospiti, poco più di trecento, con l’annuncio dei provvedimenti di restrizione. I primi ad avviare la protesta sono stati alcuni richiedenti nigeriani: “non vogliamo essere rinchiusi di nuovo, non vogliamo tornare in quarantena”.

Dopo qualche ora, calmate le acque, i sanitari hanno potuto cominciare la campagna di screening.

Per evitare il peggio sono dovuti intervenire vigili del fuoco, carabinieri e polizia. In totale i tamponi effettuati sono stati 349, 321 agli stranieri e 28 agli operatori della cooperativa.

Uno dei tamponi, che riguarda un nigeriano di 34 anni, ha dato esito positivo. Per questo l’uomo è stato ricoverato in ospedale, anche se è asintomatico.

foto pubblicata da TrevisoToday

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