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La Procura di Agrigento, che indaga sul caso della nave Diciotti della guardia costiera, “al termine dell’attività istruttoria compiuta a Roma“, ha deciso di iscrivere sul registro degli indagati due nomi. Si tratta, fanno sapere i magistrati in una nota, di “un ministro (Salvini, ndr) e un capo di gabinetto”: gli atti sono stati già trasmessi “alla competente Procura di Palermo per il successivo inoltro”, mercoledì, “al tribunale dei ministri”.

I reati contestati dalla Procura a Salvini e al capo di gabinetto del ministero sono sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, si era presentato sabato a Roma per ascoltare due funzionari del Viminale come persone informate sui fatti: la loro audizione era durata oltre tre ore.

Al termine dell’interrogatorio il magistrato ha lasciato la Procura romana senza rilasciare dichiarazioni, ma alcune ore dopo è arrivata la notizia dell’iscrizione del ministro e del funzionario sul registro degli indagati.

 

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Il ministro: “Una vergogna, serve riforma della giustizia” – Immediata la reazione del ministro dell’Interno, secondo il quale “è una vergogna essere indagati per difendere gli italiani: serve la riforma della giustizia”.

Salvini quindi invita le ” migliaia di giudici per bene e i magistrati che fanno il loro dovere” a “buttare fuori le correnti dalle aule. E se qualcuno vuole fare politica per il Pd si candidi”.

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