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E’ stata confermata dalla Cassazione l’assoluzione di sei poliziotti e due carabinieri per la morte di Giuseppe Uva, deceduto in ospedale a Varese nel giugno del 2008, dopo essere stato portato in caserma a seguito di un controllo.

Gli imputati, accusati di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona, erano stati assolti sia in primo grado che in Appello, qui con formula piena per tutti “perché il fatto non sussiste”. Il ricorso era stato depositato dalle parti civili e dalla Procura di Milano che aveva chiesto condanne fino a tredici anni di reclusione per gli uomini in divisa. Anche il Pg della Cassazione Tomaso Epidendio, nella sua requisitoria, aveva chiesto di riaprire il processo.

Non nascondono la loro soddisfazione gli avvocati Fabio Schembri e Luigi Marsico, difensori di alcuni dei poliziotti e carabinieri per i quali la Cassazione ha definitivamente sancito l’assoluzione per il caso di Giuseppe Uva.

“Siamo soddisfatti – spiegano – anche se non ci aspettavamo che il procuratore generale chiedesse l’annullamento della sentenza di assoluzione. La vicenda è comunque chiusa ed è stato stabilito che carabinieri e poliziotti agirono rispettando le regole del nostro Ordinamento”.

“Undici anni e tre richieste della Procura fra quella di archiviazione, quella di proscioglimento e quella di assoluzione, che fanno sembrare tutto questo una persecuzione. Impossibile, adesso, ripagare i colleghi di quanto subito, perché hanno subito senza colpe e senza tutele”, ha commentato così la fine del caso Uva il segretario generale del FSP Polizia di Stato, Valter Mazzetti a VareseNews.it “Tutta la nostra solidarietà a loro che escono a testa alta da un iter giudiziario che ha messo in ginocchio anche le famiglie, costrette a sopportare un peso che schiaccia chi non ha i mezzi per resistere, tanto che dovrebbe essere lo Stato a farsi carico di quel peso, immediatamente e completamente, in virtù del principio di presunzione di innocenza, che nel nostro caso vale ancor di più a causa del malcostume di crocifiggerci perché indossiamo l’uniforme”

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