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Spunta una lettera scritta in stampatello da Sissy Trovato Mazza che avvalorerebbe la tesi secondo la quale l’agente penitenziaria di origini calabresi in servizio nel carcere femminile di Venezia, morta il 12 gennaio dopo due anni di agonia, potrebbe non essersi suicidata, come sostengono gli stessi familiari. In un foglio vergato a mano e indirizzato alla direzione del penitenziario, si legge:

“La sottoscritta informa che negli ultimi giorni sono stata avvicinata da molte detenute che hanno raccontato fatti gravi che riguardano le mie colleghe. Essendo la cosa molto delicata, ho cercato di evitare di ascoltarle e ho riferito tutto subito all’ispettore”.

CONFERMATA L’ESISTENZA DELLA LETTERA

Nella missiva, recuperata dal padre dell’agente in un cassetto di casa, si specifica il nome della persona con cui Sissy avrebbe parlato. Interpellato dall’ANSA il legale della famiglia dell’agente, Fabio Anselmo, conferma l’esistenza della lettera precisando di non sapere se questa è già stata allegata al fascicolo d’indagine aperto contro ignoti per induzione al suicidio dalla Procura di Venezia. Stamane, frattanto, sono stati conferiti gli incarichi ai periti per esaminare il dna rinvenuto sulla pistola che l’agente aveva con sè quando venne ritrovata agonizzante nell’ascensore dell’ospedale lagunare in cui si era recata per seguire una detenuta e il materiale custodito nel suo computer.

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