C’È UN LEADER POLITICO DELLA SINISTRA MONDIALE CHE ROSICA PER L’ELEZIONE DI TRUMP. OBAMA? LA CLINTON? CASTRO II? NO, BERGOGLIO

Intanto per la sindrome della “Reductio ad Hitlerum” non è una novità: questa è un’espressione ironica che designa, sotto forma di falsa citazione latina, una tattica oratoria mirante a squalificare un interlocutore comparandolo ad Adolf Hitler o al Partito Nazista. Questa mossa polemica, basata su una fallacia logica riconducibile alla tipologia dell’argumentum ad hominem, può ottenere l’effetto di escludere la persona coinvolta dal campo politico o sociale evitando ogni dibattito di sostanza con questi. L’espressione è stata coniata negli anni cinquanta dallo studioso Leo Strauss, ed è una variante della reductio ad absurdum (vedi su Wikipedia “Reductio ad Hitlerum“).

Non mi risulta che lo stesso accostamento “elezione-Hitler” sia mai stato fatto né da un capo di Stato, né tantomeno da un pontefice, in occasione dell’elezione di un qualsiasi altro capo di Stato.
Intanto mi farebbe piacere che chi si atteggia a storico, almeno abbia studiato la storia su qualche testo che non sia un sussidiario di quinta elementare.
Sarebbe giusto infatti che qualcuno facesse presente a Bergoglio, giusto per spirito di misericordia nei confronti dell’ignoranza, che nel ’33 Hitler NON vinse le elezioni, e che “el muchachito” Adolf Hitler NON fu votato da “toda Alemania”.
La verità storica è che IL PARTITO in cui era candidato Hitler raccolse molto meno del 51% che avrebbe potuto rappresentare, con un velo misericordioso, la “toda Alemania” di cui parla Bergoglio (raccolse, per la precisione, il 43,9% dei consensi elettorali), e quindi NON vinse le elezioni.
Infatti per l’ascesa al potere di Hitler servì prima un’alleanza con il DNVP (il Partito Popolare Nazionale Tedesco), che aveva ottenuto l’8% dei consensi.

Ma neanche questa alleanza ufficiale (insieme a quella sottobanco con il Centro cattolico) sarebbe stata sufficiente per avere una maggioranza dei due terzi per far passare il “decreto dei pieni poteri” (una legge che gli permetteva di promulgare leggi senza consultare il Reichstag).
Hitler dovette infatti mettere fuori dal Parlamento il partito comunista, KPD, e lo fece convincendo il Presidente Paul von Hindenburg a firmare il “decreto dell’incendio del Reichstag”. Con questa legge d’emergenza rimosse molte delle libertà civili e consentì l’arresto dei dirigenti del KPD.
QUESTA è la vera storia delle elezioni in Germania nel 1933.

Una storia molto più complessa e “politicamente seria” della favoletta puerile del “muchachito” votato da “toda Alemania” raccontata da Bergoglio.

Le parole dette dal papa al giornale spagnolo: «Y toda Alemania vota a Hitler. Hitler no robó el poder, fue votado por su pueblo» la traduzione non è neanche necessaria, perchè si capisce benissimo, SONO UNA BUGIA che offende il popolo tedesco. E un papa non dovrebbe dire bugie.

Ribadiamo, per amore di Verità, quindi che, nonostante le favole raccontate da Bergoglio:
1 – non tutta la Germania votò Hitler alle elezioni politiche del 1933, ma solo il 43,9%, quindi non è vero che vinse le elezioni, ma arrivò primo perdendole;
2 – Hitler non fu votato cancelliere a furor di popolo, come dice (ignorantemente?) Bergoglio, ma riuscì a diventarlo solo dopo diverse azioni politiche (alleanze);
3 – Hitler ottenne il potere assoluto non per mandato popolare plebiscitario, ma con l’aiuto di una legge liberticida, firmata dal presidente della Repubblica, che gli permise di far arrestare tutti i deputati comunisti.
Dobbiamo essere uomini d’onore, anche di fronte al papa, e difendere la Verità storica.

Infine non confondiamo, mistificando, Washington 2017 con Weimar 1933, per piacere. Altrimenti qualche americano potrebbe, a buona ragione, querelarci, o chiamare la neurodeliri.

Roma, 25 gennaio 2016

Massimo Martini