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Sono sempre di più i “Cas” centri di accoglienza straordinaria che vanno chiudendo lungo la penisola. Ne segnala una quarantina circa nel trevigiano dopo un servizio tv di “Stasera Italia” ma se ne possono contare decisamente di più. E’ il caso di Lecce, con la Caritas che negli ultimi anni su richiesta della prefettura ha gestito oltre un centinaio di punti accoglienza dislocati sul territorio tra alloggi e appartamenti in disuso riutilizzati per l’occasione.

Casi analoghi si segnalano nelle zone di Livorno dove solo a Gennaio sono stati chiusi un’altra decina di centri e gli ospiti presi in carico dalla croce rossa. “Con il decreto sicurezza è andato perdendosi il lavoro fatto ai fini dell’inclusione sociale, avremmo dovuto servire solo i pasti e per questo abbiamo disertato i bandi” ha spiegato con non poca amarezza il presidente Arci locale in un’intervista a un quotidiano

Le ragioni di questa “strage” di centri infatti sono facilmente riassumibili, semplicemente, con la riduzione del finanziamento per spese procapite dopo il decreto Salvini: la cifra è scesa attorno ai venti euro, dai precedenti trentacinque.

Scelta analoga per la croce rossa di Macerata, che dal 2015 aveva ‘gestito’ circa 200 ospiti: “siamo i primi ad essere impegnati sul fronte accoglienza e sappiamo che serviva una regolamentazione diversa, ma partecipare al bando ora vuol dire fare un’assistenza non degna di un essere umano” ha spiegato la presidente del comitato locale “già il sostegno era scarso, ma con le nuove norme è impossibuile assicurare tutti gli standard che la croce rossa ritiene basilari”

“Quando il guadagno è finito, è finita anche l’emergenza umanitaria e molte cooperative di sono ritirate”. Nel solo territorio di treviso sono stati chiusi quarantaquattro centri in pochissimi giorni. E a spiegare in tv a “Stasera Italia” il fenomeno è stato il sindaco di Treviso Mario Conte: “quando il guadagno è finito, è finita anche l’emergenza umanitaria e molte cooperative di sono ritirate”. Questo però non ha fermato il flusso migratorio ”

Le cooperative, in sintesi, non sarebbero più in grado di pagare i lavoratori impiegati nel settore ha spiegato Marta Casarin, Cooperative CGIL Treviso, a dimostrazione che l’aspetto del guadagno non è secondario (anche in ottica di un lavoro compatibile con i costi della quotidianità di ogni lavoratore impiegato)

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