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Ritratto breve di Rosa Maria Di Giorgi, fuori dal “giglio magico” del premier, che si oppone all’adozione del figliastro

digiorgi

E’ renziana, è fiorentina, è stata assessore in Palazzo Vecchio (delega all’istruzione) nella giunta Renzi. Ma non fa parte del “giglio magico”, il gruppo super ristretto degli uomini e delle donne più vicini al presidente del Consiglio. Quella è una stanza riservata a Maria Elena Boschi, Luca Lotti e Francesco Bonifazi. Rosa Maria Di Giorgi è tra i parlamentari del Pd contrari alla stepchild adoption, l’adozione del figliastro, ha firmato l’emendamento voluto dal collega Stefano Lepri che promuove l’affido rafforzato. E’ convinta che in fondo anche Renzi la pensi come lei, sul ddl Cirinnà. Gay.it l’ha inserita nella lista dei “malpancisti”, un elenco che ha creato a sua volta altri bruciori di stomaco. Lei, per risposta, ha inviato un intervento al sito per spiegare perché l’affido è meglio, visto che “riconosce funzioni genitoriali di fatto ma accompagnate da una tutela maggiore verso i bambini. E’ una posizione molto responsabile, che è fondamentale anche per convincere molti indecisi a votare il ddl Cirinnà. Infatti chi può affossare questa legge preziosa e necessaria sono proprio gli intransigenti che vogliono a tutti i costi, e subito, l’adozione”. Il punto secondo la Di Giorgi, insomma, è anche politico, non solo etico: l’affido rafforzato, dice, è una mediazione parlamentare utile a chi la legge la vuole.

Noi, trenta-quarantenni che stasera guarderemo Sanremo perché c’è Cristina D’Avena No, la stepchild adoption non è un diritto Prima di arrivare in Senato (è al primo mandato, alle primarie del 2012 ha preso 7.710 voti) è stata assessore alla Cultura nella giunta di Leonardo Domenici, il predecessore di Renzi, con cui non aveva un buon rapporto e infatti durò poco, capogruppo della Margherita seppure con una storia a chilometri zero Pci-Pds-Ds alle spalle e, poi, del Pd. Sanguigna (tra i pochissimi a Firenze a rispondere “a tono” al Renzi sindaco, che di solito faceva riunioni lampo per interrogare i suoi assessori), per un po’ è stata luogotenente renziano in Sicilia, dove ha radici e amicizie, ai tempi del congresso, quando forse l’attuale presidente del Consiglio non si fidava troppo ancora di Davide Faraone, oggi sottosegretario all’Istruzione. Quando è iniziata la discussione nel gruppo parlamentare sul ddl Cirinnà non si è fatta molti amici. Anzi, c’è anche chi ha smesso di salutarla, come Sergio Lo Giudice. Nei giorni scorsi, poi, in Senato c’è stata una scena che dice molto su quanto i rapporti siano tesi a Palazzo Madama. La senatrice Monica Cirinnà, titolare del ddl, appena ha visto parlottare insieme Di Giorgi, Emma Fattorini (un’altra senatrice del Pd) e Francesco Nitto Palma (lui di Forza Italia), tutti contrari alla stepchild adoption, li ha inchiodati con un “non so di chi voi tre sia il peggiore” e se n’è andata

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