Chi usa i permessi 104 non per assistere il disabile è licenziato

Il comportamento non lascia presagire nulla di buono

La Cassazione termina giustificando il licenziamento del dipendente per via del fatto che il suo illecito è “particolarmente odioso e grave”, rompe il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, in quanto si tratta di una condotta che pone in dubbio la futura correttezza dell’adempimento: essa, infatti, è sintomatica di un certo atteggiamento del lavoratore agli obblighi assunti, della sua propensione all’assenteismo e dell’assenza di senso del dovere.

 

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 17 dicembre 2014 – 30 aprile 2015, n. 8784
Presidente Vidiri – Relatore Napoletano

Svolgimento del processo

La Corte di Appello dell’Aquila, riformando la sentenza del Tribunale di Lanciano, rigettava la domanda di A.E., proposta nei confronti della SEVEL S.p.A., avente ad oggetto l’impugnativa del licenziamento intimatogli da detta società per aver. durante la fruizione del permesso per assistere la madre disabile grave1partecipato ad una serata danzante.
A base del decisum la Corte del merito poneva la considerazione fondante secondo la quale, nella specie, non rilevava il tipo di assistenza che l’A. doveva fornire alla propria madre handicappata, quanto piuttosto la circostanza che il lavoratore aveva chiesto un giorno di permesso retribuito – ex art. 33, terzo comma, della legge n.104 del 1992, come modificata dalle leggi n.53 del 2000 e n.183 del 2010 – per “dedicarsi a – qualcosa che nulla aveva a che vedere con l’assistenza”.
Ciò che veniva in evidenza, precisava la Corte territoriale, è che “l’A. aveva usufruito di una parte di questo permesso per finalità diverse da quelle a cui il permesso mirava, giacché, essendo il permesso richiesto finalizzato all’assistenza di persona portatrice di handicap, egli non poteva chiedere il predetto permesso per altra finalità del tutto estranea all’assistenza”.
Questo comportamento, secondo la predetta Corte, implicava “un disvalore sociale giacché il lavoratore aveva usufruito di permessi per l’assistenza a portatori di handicap per soddisfare proprie esigenze personali scaricando il costo di tali esigenze sulla intera collettività, stante che i permessi sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene sollevato dall’ente previdenziale del relativo onere anche ai fini contributivi e costringe il datore di lavoro ad organizzare ad ogni permesso diversamente il lavoro in azienda ed i propri compagni di lavoro, che lo devono sostituire, ad una maggiore penosità della prestazione lavorativa”.
Ne conseguiva, asseriva la Corte di Appello, che “proprio per gli interessi in gioco,l’abuso del diritto, nel caso di specie, era particolarmente odioso e grave riperc^endosi senz’altro sull’elemento fiduciario trattandosi di condotta *idonea a porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento in quanto sintomatica di un certo atteggiarsi del lavoratore rispetto agli obblighi assunti”.
Avverso questa sentenza A.E. ricorre in cassazione sulla base di sette motivi, specificati da memoria.
la società intimata resiste con controricorso, illustrato da memoria.