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Non era difficile prevederlo. I “preti di strada” nominati vescovi da papa Bergoglio in giro per l’Italia avevano un motivo di essere, cioè quello di farsi promotori sul territorio della vera rivoluzione bergogliana, quella che non può essere scritta nei documenti ufficiali perché rischierebbe di far cadere sul papa l’accusa di apostasìa, andando alcuni atti di questa rivoluzione ad intaccare la carne viva del cosiddetto “depositum fidei”, cioè la corretta dottrina cristiana affidata, in duemila anni di storia, alla custodia dei papi, e che quindi non potrebbe essere nella disponibilità di nessuno di loro.

CHE COS’È IL “DEPOSITUM FIDEI”?

Nella dottrina cattolica – ci spiega l’enciclopedia online Wikipedia – con l’espressione “deposito della fede” (in latino “depositum fidei”), si intende quell’unico patrimonio di tutte le verità, sia in ordine alla conoscenza (fede) che al comportamento (morale), insegnate da Gesù, mediatore e pienezza della Rivelazione, agli Apostoli e da questi trasmesse al collegio dei Vescovi quali loro successori. Tali verità costituiscono il principio o fondamento da cui attinge il Magistero della Chiesa, non potendo questa aggiungere nulla a quanto, almeno implicitamente, è già contenuto nella Rivelazione.

Usando il termine “deposito”, in greco “paratheke”, si vuole significare che la Chiesa nel corso dei secoli non aggiunge nulla alla rivelazione di Gesù, ma la trasmette fedelmente, come un bene ricevuto in custodia.
Il termine “paratheke” è presente solo tre volte in tutto il Nuovo Testamento ed è sempre accostato al termine “phylassein” (custodire), come a sottolineare il dovere di ascoltare, conservare e poi restituire o trasmettere intatto quanto Gesù ha affidato agli Apostoli.

Dunque con la morte dell’ultimo degli Apostoli, ovvero S. Giovanni, si considera conclusa la Rivelazione pubblica, e quindi alle verità da essi insegnate non è più possibile “aggiungere” nulla.

L’AMORIS LAETITIA
(QUI il testo integrale http://www.interris.it/2016/04/08/90696/cronache/papa/amoris-laetitia-testo-integrale-dellesortazione-sulla-famiglia.html)
“Amoris laetitia”, in italiano “La gioia dell’amore”, è la seconda esortazione apostolica di papa Francesco.

Il testo raccoglie le sintesi dei due sinodi sulla famiglia indetti da papa Francesco: quello straordinario del 2014, sul tema “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”; e quello ordinario del 2015 sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.
Nel capitolo 8, intitolato “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità” papa Bergoglio ha affrontato le tematiche riguardanti la condizione dei fedeli divorziati, e lo ha fatto con un’ambiguità tale che, dopo infuocate polemiche sorte in tutto il mondo sulla sua interpretazione, alcuni cardinali si sono visti costretti a chiedere per iscritto delucidazioni al papa sull’interpretazione autentica, specialmente dei passaggi relativi alla possibilità di riammettere ai sacramenti i fedeli separati e divorziati.

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