Chiude un altro storico panificio italiano: “Lavoro duro, i giovani non vogliono farlo”

Sono sempre più numerose le chiusure dei negozi dopo anni e anni di attività.

Chiude un altro storico panificio italiano: “Lavoro duro, i giovani non vogliono farlo”

Dopo 65 anni di attività, il panificio Martinelli in via Tiziano Vecellio 105 all’Arcella, a Padova.

Lo riporta il quotidiano locale Il Mattino.

Vi avevamo già parlato, negli scorsi giorni di una situazione analoga per un fornaio di Venezia: Claudio Favero, 67 anni, veneziano di via Garibaldi trapiantato a Mestre che dopo ben 50 anni di attività,

ben 50 è andato in pensione senza riuscire a cedere l’attività a nuove leve

Questa volta dunque tocca a Padova, ed a chiudere è il panificio Martinelli in via Tiziano Vecellio 105.

 

 

Anche in questo caso si tratta di un’attività storica, il panificio infatti, secondo quanto racconta il Mattino, era stato aperto nel 1948 da Napoleone Bezzegato.

Erano gli anni del dopoguerra quando all’Arcella non si erano ancora spenti gli echi dei bombardamenti degli aerei anglo-americani che avevano provocato centinaia di morti tra la stazione e San Carlo.

Nel 1952 il panificio fu ceduto ad Alberto Martinelli e alla moglie Mirella.

Erano i tempi in cui un chilo di pane costava trenta lire e i panifici cittadini sfornavano spaccatine, rosette (inventate dagli austriaci quando gli Asburgo hanno governato sul Lombardo-Veneto dal 1815 al 1866), mantovane e cornetti.”

 

 

Ma perché Martinelli ha cessato l’attività e ha scelto di scrivere la parola fine al suo panificio proprio adesso?

“Innanzitutto per gli anni che hanno superato, sia per me che per la moglie, la soglia dei 70” confida l’uomo, “poi perché manca il ricambio generazionale. I nostri figli hanno scelto di seguire altri percorsi professionali”

Non lontano dalle dichiarazioni del collega veneziano, Favero, che per l’occasione raccontò la propria esperienza al Gazzettino

“Io l’ho fatto per quasi tutta la vita: 12 ore di lavoro in negozio, dalle 3 di mattina alle 3 di pomeriggio. Per fare il pane del giorno e per preparare l’impasto per la notte”

“i giovani ti chiedono se si lavora la domenica, quanto si guadagna… Ma io ho imparato a fare il pane così e non mi sono mai posto queste domande.”

aveva poi concluso amareggiato