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Una foto scattata durante l’interrogatorio di uno dei due americani fermati, diffusa prima via whatsapp, finita poi su Facebook ed infine ripresa dai giornali: insomma, oramai le indagini sempre più spesso devono confrontarsi con la pressione mediatica da una parte – e sappiamo come questo incida anche sul lavoro degli operatori – e la necessità di presenza e protagonismo non richiesto sui social, alimentato forse da quell’abituzione alla velocità della notizia, natura stessa delle piattaforme moderne.

Dunque un’inchiesta interna della stessa Arma per chiarire i fatti in tempi rapidi, riguardante anche non solo la diffusione di foto all’interno di un ufficio (che in teoria, non dovrebbe essere fotografato) ma anche la scelta inusuale di tenere bendato un interrogato.

Chiaramente le foto sono state scattate e diffuse da qualche militare. Dei due fermati, quello ritratto con la benda e ammanettato sarebbe Elder Finnegan Lee, l’autore dell’omicidio.

Uno dei chiarimenti richiesti dall’arma è nella scelta del bendaggio. La giustificazione è arrivata presto e credibile.

“Abbiamo deciso di mettere la benda – avrebbe detto uno dei superiori – perché sui monitor che c’erano nella stanza, scorrevano delle immagini e dei dati importanti per altre inchieste, e l’indagato non doveva vederle. Le manette e le mani dietro la schiena, invece, le abbiamo dovute mettere perché temevamo che potesse darsi alla fug”».

Ma non finisce qui, perché nelle ore appena precedenti, qualcun altro aveva diffuso altre foto sui social, foto segnaletiche di quattro presunti spacciatori, finite – pare – anche su pagine facebook vicine a forze dell’ordine e condivise per ore ed ore fino alla cancellazione.

Si trattava, secondo il messaggero, di tre marocchini e un algerino “entrati e usciti dall’indagine” ma che nulla – almeno fino a questo momento – avevano a che vedere con l’omicidio.

“Una sorta di controinformazione che ha fatto pensare veramente che qualcuno remasse contro l’inchiesta, soprattutto per la delicatezza del momento che l’Arma stava vivendo, con l’omicidio improvviso di un giovane servitore dello Stato. Ora c’è chi dice che, in realtà, le foto sono circolate solo per far capire quello che stava succedendo. Ma hanno rischiato di danneggiare gli accertamenti e probabilmente avranno delle conseguenze pesanti su chi le ha diffuse.”

È facile immaginare che la storia non finirà qui.

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