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L’attentato di giovedì contro al scuola di polizia a Bogotà ha causato 21 morti e 68 feriti ed è il più grave dal 2003 nella capitale. Il presidente Ivan Duque ha indetto tre giorni di lutto nazionale a seguito dell’esplosione di una’autobomba nel cortile della scuola, situata nel sud di Bogota’. “Purtroppo il bilancio provvisorio è di 21 morti, tra cui l’autore dell’attentato, e di 68 feriti”, ha detto un portavoce della polizia. ùIl grave attentato è stato ricostruito da un articolo di Repubblica a firma di Daniele Mastrogiacomo che riportiamo di seguito

Torna l’incubo delle autobomba in Colombia. Una macchina imbottita di esplosivo è riuscita ad entrare all’interno del recinto della Scuola nazionale della polizia General Santander, nella parte sud di Bogotá, ed è deflagrata provocando 21 morti e decine di feriti (in un primo momento il bilancio era di 9 vittime). La maggior parte dei morti sono cadetti e allievi della struttura che stavano partecipando a una cerimonia di promozione dei giovani ufficiali. L’attentatore è stato identificato come José Aldemar Rojas Rodriguez, colombiano, morto nell’attacco: intorno alle 9,30 locali (le 15,30 in Italia) è entrato nel complesso della scuola a bordo di un furgone grigio carico di 80 chili di pentolite, un potente esplosivo.

La notizia è stata confermata dal sindaco Enrique Peñalosa con un tweet. La voce è rimbalzata velocemente in tutta la città e ha raggiunto anche il presidente Iván Duque che si trovava con tutto il vertice militare nella regione di Chocó, lungo la costa del Pacifico, al centro di una serie di violenze perché considerata cruciale dal narcotraffico per il trasporto di droga verso il Messico e gli Usa.

Duque parla di “atto terroristico” e anche gli investigatori pensano ad un’azione dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), il secondo gruppo della guerriglia ancora attivo e con cui il governo ha da un anno delle trattative. Ma è ancora presto per capire la matrice. Dietro un attentato che ha scosso l’intera capitale, riportandola indietro do una ventina di anni, ai tempi di Escóbar, quando il boss di Medellin sfidava lo Stato a colpi di autobomba, ci potrebbe anche essere il Clan del Golfo, il potente Cartello che agisce lungo il Pacifico ed è formato da trafficanti e dissidenti delle Farc che non hanno aderito all’accordo di pace. “Sto tornano sui luoghi dell’agguato”, ha twittato il presidente. “Ho dato ordine alle Forze di sicurezza di individuare gli autori di questo attacco e di portarli davanti alla giustizia. Tutti noi colombiani respingiamo il terrorismo e restiamo uniti per affrontarlo. La Colombia oggi piange ma non si piega alla violenza”.

L’esplosione, fortissima, ha danneggiato alcune strutture del complesso e ha scagliato migliaia di frammenti tra i viali e i giardini che si sviluppano all’interno della Scuola. “Un veicolo”, raccontano i testimoni, “ha forzato uno degli ingressi secondari. E’ poi esplosa. Un’esplosione molto forte”. Dai primi rilievi appare chiaro che si tratta di un’azione di professionisti e non di qualcuno improvvisato. Maneggiare tanto esplosivo presuppone una capacità e una destrezza particolari. L’ELN non ha mai abbandonato le armi e ha continuato le sue azioni, anche se da qualche settimana ha ripreso i negoziati con il governo. Bogotà è stata colpita, per decenni, da una trentina di attentati durante il conflitto con le Farc. L’ultimo, con vittime, risale al giugno del 2017 all’interno di un Centro commerciale nella zona nord.

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