Colpo della Polizia di Stato, sgominata banda di albanesi. Recuperato ingente bottino

Le armi si trovavano dentro una cassaforte che la banda ha sradicato dal muro e portato via con l’uso di una fiamma ossidrica. D’altronde, durante il blitz a Macerata Campania, insieme ai preziosi sono stati ritrovati anche due cannelli.La brillante operazione degli uomini di Tocco si inserisce in una serie di controlli a tappeto disposti dopo il colpo finito nel sangue a Villa Literno dove, nella notte tra domenica e lunedì scorsi, un meccanico ha sparato ai ladri che gli stavano svaligiando casa e ne ha ucciso uno.Ladri albanesi, secondo la procura di Napoli Nord, come il ladro morto dopo il colpo esploso dalla vittima. I due complici del bandito rimasto ucciso sono tutt’ora in fuga e la Mobile, assieme ai carabinieri di Casal di Principe, è impegnata in una caccia all’uomo senza frontiere.

In questi controlli sono incappati i sei albanesi arrestati e non è escluso che siano in qualche modo collegati agli autori del furto commesso a Villa Literno. Si indaga anche in questo senso, mentre nel Casertano c’è una stretta anche per le condotte negligenti che spesso consentono a balordi già schedati e espulsi di tornare a colpire. Nonostante i sei albanesi fossero tutti clandestini, infatti, hanno trovato una persona disposta a fittar loro un appartamento, la casa a Macerata Campania che era diventata la loro base. Il proprietario dell’immobile è stato denunciato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina oltre che per aver locato l’immobile senza alcun contratto.Le «disattenzioni» o il silenzio complice è spesso l’humus per chi commette un certo tipo di reato. I furti in villa con risvolti spesso violenti sono una piaga di numerose province d’Italia, tra le quali la stessa Caserta dove, nella primavera scorsa, la sorella del consigliere regionale, Giampiero Zinzi, è stata picchiata e torturata in casa sua da una banda di immigrati.

Ad aprire ai banditi, fu la colf della donna, una giovane kirghiza clandestina. Anche in quel caso, in poche settimane, fu la Mobile di Caserta a chiudere il cerchio e identificare i componenti della banda e le due basiste. Per tre di loro è in corso un processo.

di Mary Liguori
Fonte: Il Mattino
2 giugno 2016

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