Come funziona l’assegno unico per i figli fino a 21 anni: requisiti e importo

L’assegno unico e universale servirà a dare un concreto sostegno economico a genitori con figli a carico, per favorire la natalità. Ogni mese le famiglie riceveranno un assegno per ciascun figlio dalla nascita fino ai 21 anni. Il provvedimento rientra nel più ampio quadro del Family Act, un disegno di legge delega che ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri lo scorso 12 giugno, che contiene anche sconti sugli asili, agevolazioni per gli affitti delle giovani coppie, detrazioni fiscali per famiglie con figli maggiorenni che studiano all’università, congedo parentale e indennità per madri lavoratrici.

Per la ministra della Famiglia Elena Bonetti si tratta di “una vittoria del Paese”, ma è anche “una vittoria della politica che si è riconciliata con le donne e gli uomini del Paese e ha saputo guardare ai bisogni e ai desideri. La politica che capisce che investire su natalità e sul protagonismo delle donne è un modo per ripartire, è segno di un un paese che ha coraggio e ne abbiamo bisogno, soprattutto in questa fase di post lockdown”.

Come funziona
L’assegno unico per figli a carico è un sostegno economico per le famiglie, e verrà erogato mensilmente per ciascun figlio a partire dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni. L’importo sarà collegato all’Isee, tenendo anche conto anche dell’età dei figli a carico. Sarà un aiuto soprattutto alle famiglie numerose visto che per i figli successivi al secondo, l’importo dell’assegno viene maggiorato del 20%. Anche le famiglie in cui sono presenti figli disabili avranno diritto a una maggiorazione che va dal 30% al 50% rispetto all’importo base, e l’assegno sarà esteso a tutto l’arco della vita, quindi oltre i 21 anni.L’importo arriverà tramite una somma di denaro o mediante il riconoscimento di un credito d’imposta, da utilizzare in compensazione. Su questo punto il Parlamento ha lasciato al Governo la possibilità di scegliere.

A quanto ammonta l’assegno unico universale
Una cifra precisa ancora non c’è, ma l’importo dell’assegno dovrebbe oscillare tra i 200 ed i 250 euro mensili, secondo le prime stime. La somma finale dipenderà anche dalla riforma fiscale perché è previsto un riordino delle misure già esistenti a sostegno dei figli a carico, eliminando le molte detrazioni attualmente esistenti. Se in un nucleo familiare ci sono figli maggiorenni, ci sarà la possibilità di corrispondere l’importo direttamente al figlio. Ma l’assegno dai 18 ai 21 anni, che comunque sarà più basso, verrà erogato solo a determinate condizioni: il ragazzo o la ragazza dovrà frequentare un percorso di formazione scolastica o professionale o un corso di laurea; oppure deve svolgere un tirocinio o un’attività lavorativa limitata con redditi complessivi inferiori a un certo importo annuale; deve essere registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro; oppure deve svolgere il servizio civile universale.

Chi ha diritto all’assegno
L’assegno unico per figli a carico è una misura che ha carattere di universalità. Possono richiederlo anche lavoratori autonomi e liberi professionisti, che non hanno avuto fino ad ora diritto agli assegni familiari. Il richiedente deve possedere i seguenti requisiti, salvo casi particolari: vivere con figli a carico in Italia; essere stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, o essere in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno biennale; essere in possesso della cittadinanza italiana, o essere un cittadino dell’Unione europea; oppure da titolare del diritto di soggiorno o di diritto di soggiorno permanente deve essere familiare di un cittadino dell’Ue; oppure deve essere un cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno annuale; essere soggetto passivo dell’IRPEF; vivere con i figli a carico in Italia.

Quando entrerà in vigore la misura
La misura è stata approvato alla Camera all’unanimità, e il provvedimento passerà ora al Senato. A quel punto, dopo l’ok anche da Palazzo Madama il governo avrà dodici mesi di tempo per esercitare la delega ricevuta dalle Camere, che hanno anche fissato i criteri a cui i decreti legislativi di attuazione dovranno attenersi. L’obiettivo del governo è di renderlo operativo dal prossimo anno.

 

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