Vittime del dovere dimenticate: il Vice Questore Antonio Ammaturo e l’agente Paola, uccisi dalle BR e dalla Camorra

Questa volta la voce è maschile, con inflessione
dialettale napoletana. Il brigatista fornisce particolari sia sui proiettili utilizzati
nell’agguato, sia sull’automobile usata: “I proiettili erano calibro 9, quello per mitra.
La polizia avrà senz’altro riconosciuto la macchina. E’ la stessa che è stata utilizzata
in occasione della rapina alla Riviera di Chiaia quando espropriammo alcune
macchine per ciclostile. Le targhe della macchina sono contraffatte”. Il terrorista
chiede di far precedere la rivendicazione dell’agguato con la frase “la campagna
Cirillo continua”.

Poco dopo il prefetto di Napoli Boccia informa la stampa che una scheda molto
particolareggiata su Ammaturo era stata trovata settimane prima in un covo delle Br.
Il prefetto così commenta l’omicidio di Ammaturo: “Le Br hanno fatto un grosso
piacere alla camorra. Non vi sono dubbi che collegamenti tra Br e camorra vi siano
stati in passato, come dimostra la vicenda Cirillo”. Nessuno dice che Ammaturo
proprio sulla vicenda Cirillo stava indagando.

Due giorni dopo l’agguato, il 17 luglio 1982, la polizia scopre una covo definito
“semifreddo”. E’ un appartamento, in realtà un “basso”, che si trova nella Napoli
vecchia, alla salita montagnola, nella zona dei Miracoli. Nel covo gli investigatori
trovano tracce di sangue. Secondo una prima ricostruzione dei quattro brigatisti
fuggiti a piedi, tre erano feriti, uno ad un braccio, un altro di striscio ad una gamba ed
il terzo, più gravemente, ad un fianco. Dopo aver abbandonato la 128, avrebbero
proseguito la fuga a piedi tra i vicoli del centro storico. Poi, per qualche minuto, i
quattro fuggiaschi si sarebbero divisi: l’unico brigatista illeso e quello ferito al
braccio avrebbero salito una lunga serie di gradini (il luogo è chiamato i “cento
gradini”) alla cui cima c’é la salita Montagnola dove appunto è stato trovato il covo.