Vittime del dovere dimenticate: il Vice Questore Antonio Ammaturo e l’agente Paola, uccisi dalle BR e dalla Camorra

Gli altri due brigatisti (quello ferito al fianco ed il complice che era stato colpito di
striscio ad una gamba) sarebbero rimasti ad attenderli all’inizio della scalinata e,
secondo alcuni testimoni, il ferito più grave sarebbe stato medicato da alcune persone
della zona alle quali i terroristi hanno fatto credere di essere scippatori feriti dai
“falchi”. Dopo qualche minuto, i terroristi si sono ricongiunti (quelli che erano saliti
nell’appartamento ne sono ridiscesi con due grosse valige) e si sono allontanati
insieme con una donna che nel frattempo era arrivata nella zona.

Il 19 luglio 1982 un comunicato di cinque pagine dattiloscritte, con il quale viene
rivendicato l’agguato ad Ammaturo ed al suo autista viene fatto trovare dalle Brigate
rosse con una telefonata al Mattino. Dopo l’annuncio dell’avvenuto “annientamento”
del “massacratore di proletari Antonio Ammaturo e del suo fedele cane da guardia”,
il comunicato contiene riferimenti al mondo delle carceri, in particolare a quello di
Poggioreale: “le lotte dei proletari prigionieri si sono estese fino ai carceri minorili
(Nisida e Filangieri): lotte che centrano il nodo della liberazione al di là del’età,
facendo saltare i sogni della borghesia di rieducazione dei giovani disadattati”.

Subitodopo, il comunicato contiene un preciso riferimento all’attività della malavita comune
napoletana, con l’affermazione: “Le indicazioni di questa nuova qualità delle lotte
vengono anche da Secondigliano, Sant’Antonio abate, con le imposizioni proletarie ai
commercianti ku klux kan che da tempo vanno reclamando lo sterminio del
proletariato extralegale”.

Per quanto riguarda la loro vittima, le Br scrivono: “Il ruolo
di Ammaturo era centrale all’interno del sistema di segregazione sociale eretto nel
polo contro il proletariato metropolitano. Non solo Ammaturo era in uno dei ruoli
centrali di questo sistema, ma era anche una delle teste degli istituti della
segregazione sociale nel polo. (…) A tutto ciò deve aggiungersi il ruolo di
avanguardia da lui giocato nel quartiere di Montecalvario nel reprimere le lotte dei
senza casa, senza lavoro e del proletariato metropolitano in generale nel
dopoterremoto e durante la campagna Cirillo: a suon di cariche, massacri,
rastrellamenti e sgomberi personalmente diretti ed eseguiti, questa lurida canaglia si
era conquistata la promozione da commissario capo a capo della mobile, fino ad
essere in odore di divenire il nuovo questore”.