Compie una leggerezza, teme di perdere il lavoro e si toglie la vita

Una leggerezza nel compilare i documenti d’accompagnamento del carico. Un “ritocco” scoperto dalla dogana del porto, che lui aveva fatto soltanto per consentire di caricare la merce a bordo della nave in partenza. Un errore che sarebbe stato segnalato alle autorità. Marco (il nome è di fantasia, ndr), 28 anni, «un ragazzo esemplare, scrupoloso e preciso», come ricordano gli amici, dipendente «di rara affidabilità, orgoglioso del proprio impiego di spedizioniere» come viene invece descritto dai colleghi di lavoro, ha avuto paura di questa segnalazione.

Non ha retto all’idea che le conseguenze di quella piccola manomissione ai documenti d’accompagnamento gli potessero far perdere il lavoro. E forse non se lo è perdonato. Tanto da indurlo, ieri mattina, a raggiungere il parcheggio al quinto piano del grattacielo di via Scarsellini 10, zona Wtc, e a lasciarsi cadere nel vuoto.

Il sogno di Marco è sempre stato quello di imbarcarsi e navigare. Era cresciuto con la famiglia nel quartiere di San Fruttuoso, studente modello prima al liceo Nautico e dopo all’Accademia navale. Aveva quasi finito i lavori nella casa che, insieme alla fidanzata, aveva scelto per costruire la propria famiglia. Mancavano poche settimane, dopo tanti sacrifici, per trasferirsi con lei nel nuovo appartamento. Un sogno che si stava realizzando proprio grazie al suo lavoro in una nota azienda di spedizionieri con sede nel complesso World Trade Center di San Benigno.

«Era un dipendente affidabile e scrupoloso. Puntuale e preciso, non sottovalutava mai nemmeno il dettaglio. Un grande lavoratore e un bravissimo ragazzo. Eravamo felici di averlo con noi, non sappiamo proprio spiegarci quanto è accaduto», dicono commossi i datori di lavoro. Per il suo carattere, quell’impiego da spedizioniere, era anche un’occasione per conoscere ogni aspetto della vita portuale, dei trasporti marittimi che lui amava tanto.