Con 12 milioni così si arma la Jihad.

La cifra pagata per il riscatto delle due cooperanti aiuterà le cellule jihadiste. Al mercato nero acquisteranno mitra, bombe, lanciarazzi, mortai, esplosivi.

Con 12 milioni così si arma la Jihad.

17 Gennaio 2015 – Mitragliatrici, kalashnikov, pistole, lanciarazzi, bombe a mano, mortai e tanto altro ancora. La quantità di armi che si possono comprare al mercato nero nei teatri di guerra, come Siria e Iraq, con 12 milioni di euro (la cifra che sarebbe stata pagata per il riscatto di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo) è impressionante. Un potenziale bellico che finisce nelle mani di jihadisti e ribelli tutti i giorni.
Alcune di queste armi vanno via come il pane, e vengono acquistate senza neanche trattare tanto sul prezzo. La qualità può variare ma in media, con l’equivalente di 12 milioni di euro, poco meno di 14 milioni di dollari, è possibile rifornire un arsenale degno di questo nome. Oltre alla qualità, sul prezzo influisce anche il momento in cui si va a comprarle. Oggi, ad esempio, il conflitto in Siria e Iraq, alza il costo e aumenta il giro d’affari del mercato nero. Un kalashnikov in cattive condizioni e poco affidabile, ad esempio, si può tranquillamente comprare nei Balcani, pagandolo 450 euro. Se ci spostiamo nel mercato nero siriano, invece, la cifra richiesta arriva quasi a mille euro. Isis, Al Qaeda e tutti i vari gruppi affiliati che si riforniscono di armi, rappresentano un bacino di acquirenti in espansione. Attualmente attraverso i confini tra Turchia, Siria e Giordania entra una quantità di armi enorme destinata ai ribelli. Le aree di provenienza sono Libia, Libano e i Balcani.

Proprio in Libia nella regione del Fezzan, esiste il più grande mercato a cielo aperto di armi e droga, che ha tra i suoi maggiori referenti proprio gli scafisti che organizzano i barconi verso l’Italia. Qui mitragliatori, lanciarazzi e mortai abbondano. L’attività di molte persone, infatti, è proprio quella di raccoglierle, accatastarle e spedirle con voli charter verso Turchia e Giordania, per poi arrivare in Siria. Tra le armi corte quelle a buon prezzo provengo proprio dalla Russia e sono quelle più usate. Le armi in mano ai combattenti dello Stato islamico, secondo osservatori internazionali, provengono da Usa, Russia, Cina, Balcani e Iran. Quando Isis ha preso Mosul, si è impadronita anche delle attrezzature di circa tre divisioni e probabilmente di almeno tre depositi in quella zona. Usando il budget a disposizione (12 milioni di euro, poco meno di 14 di dollari) si riesce dunque a comprare qualcosa come 5.000 mortai, con un prezzo che varia dai 200 ai 500 dollari e altrettanti kalashnikov che costano dagli 800 ai 1.500 dollari e una gran quantità di pistole Glock, mitragliatori Dshk, lanciarazzi, bombe a mano e anche giubbotti anti-proiettile. Tutto uno stock di armi che consente ai miliziani di Isis e Al Qaeda di combattere negli attuali territori in guerra. Il mercato nero, poi, offre anche la possibilità di scegliere la qualità delle armi, in base al budget a disposizione o alle preferenze. In queste aree, tra le armi lunghe, è possibile reperire anche quelle originali, che variano dai 1.000 ai 1.200 dollari l’una, così come le copie che sono di provenienza cinese ma che sono considerate mediamente di buona qualità. Quelle invece da evitare assolutamente, sono quelle di fabbricazione pakistana, molto scadenti.

Oggettivamente, però, con una quantità di soldi a disposizione, è possibile soddisfare tutti i gusti. Quindi, con 14 milioni di dollari, nella lista della spesa si possono aggiungere 2.000 pistole Glock, anche in dotazione alle forze dell’ordine occidentali, che costano tra i 600 e gli 800 dollari. E anche 11.500 bombe a mano. Il fondo cassa dei terroristi, a questo punto, ha ancora qualcosa da offrire e con 300 mila dollari si portano a casa 2.000 giubbotti anti-proiettile, spendendo al massimo 200 dollari a pezzo. Stessa storia per i peshmerga che combattono contro l’Isis a confine con la Turchia. Durante le prime settimane di agosto il costo di un AK-47 si aggirava intorno ai 1500, 2000 dollari. Spostandoci in Iraq, poi, a Baghdad basta cercare e si ritrova di tutto: l’articolo più venduto è il fucile d’assalto AK-47 (il kalashnikov), ma non mancano lanciagranate, fucili di precisione e mitragliatrici.

(fonte Francesca Musacchio su Iltempo)

A.P.