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non avrebbe più trovato pace. Ma il maresciallo solleva anche un’altra questione: “Prendiamo, ad esempio, il caso dell’appuntato Vincenzo Romeo del Co.Ce.R. Carabinieri, in palese contrasto con la normativa militare, in qualità di Carabiniere incitava tutti i Carabinieri d’Italia a votare “Sì” al Referendum del 4 dicembre scorso”, sottolinea il carabiniere scrittore, che aggiunge: “Non gli è stato torto un capello ed, anzi, l’Arma lo ha protetto nonostante varie interrogazioni parlamentari che ne chiedevano la punizione disciplinare”.

La vicenda di Vincenzo Romeo, in effetti, è stata al centro di una polemica. Quello che Prisciano contesta, insomma, è anche un trattamento difforme rispetto a chi, all’interno dell’arma dei carabinieri, avrebbe posizioni “renziane”.

E il 12 ottobre 2017 il Tar del Lazio dovrebbe esprimersi sul congedo. Il Consiglio di Stato, secondo un documento inviatoci da Prisciano, aveva ribaltato le sospensive precedentemente concesse dal Tar. Il maresciallo dichiara di essere in congedo da dieci mesi, di non percepire stipendio e di avere una figlia di 6 anni e un altro figlio in arrivo. La causa della situazione? Probabilmente quella di aver assunto posizioni oltranziste su alcune tematiche. Siamo dinanzi ad un caso di sanzioni politicamente indirizzate? Al Tar, adesso, spetta nuovamente l’espressione giudiziaria sulla storia del maresciallo Prisciano.

Il Giornale

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