Il Consultellum bis e il rischio Anatra Zoppa

La foto che vi proponiamo come anteprima dell’articolo rende palese il possibile scenario generato dall’attuale legge elettorale uscita dalla Consulta, che già merita di essere soprannominata “Consultellum bis”.
Bocciato il ballottaggio, si andrà a votare con un proporzionale puro, con mini soglia di sbarramento e un premio di maggioranza, unico elemento distintivo dell’Italicum approvato dalla Corte Costituzionale, che scatterebbe qualora una singola lista riuscisse a raggiungere il 40% dei consensi.
Ad oggi, non potrà accadere. Non ce la farebbe neppure il depotenziato Pd di Renzi, che c’è riuscito alle europee 2014 ed è convinto di essersi ripetuto al referendum 2016, che in realtà è stata una sconfitta ma qualcuno è riuscita a ribaltarla in una sostanziale vittoria.
No, il Pd non arriva al 40%. E’ logorato, ha perso consensi, il redivivo Renzi che avrebbe dovuto andarsene dalla politica ma è ancora qua non ha più l’appeal degli esordi.
Quindi, si tornerà alle alleanze post-elettorali in parlamento.

Ma qui, arriva il bello. Come dimostra la grafica, nessuno dei due schieramenti più ragionevoli e probabile raggiungerebbe la fatidica soglia dei 316 deputati. Non ce la farebbero Pd+Forza Italia e Ncd unendosi, stessa sorte per Movimento 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia.
Certo, all’appello mancano le liste autonomiste e le circoscrizioni estere, il che farebbe credere che alla fine Pd, Forza Italia e Nuovo Centrodestra possano arrivare a una maggioranza risicata.
Ma ci sarebbero due problemi: un eventuale ulteriore calo del Pd e l’ingresso in parlamento di Sinistra Italiana, che verosimilmente eroderebbe consensi proprio al partito di Renzi. Rendendo impossibile il raggiungimento della soglia di 316 alla coalizione renzian-berlusconian-alfaniana.
E poi, ci sarebbe in ogni caso il problema senato, dove l’eventuale maggioranza sarebbe altrettanto risicata.
La soluzione?
In realtà ce ne sarebbero due, molto semplici. Creare un listone unico e provare a raggiungere il 40%. Potrebbero farlo sia Pd+Fi+Ncd sia M5S+Lega+Fdi. Entrambi, unendosi, sarebbero in grado di ottenere il premio di maggioranza e governare agevolmente con numeri blindati alla Camera, un po’ meno al senato.
Ma li vedete Pd e Forza Italia o Movimento 5 Stelle e Lega unirsi in un partito unico prima delle elezioni?
E allora si passa alla seconda soluzione: capire che l’Italicum, anche corretto e privato del ballottaggio, avrebbe funzionato solo in caso di approvazione della riforma costituzionale.
Ma visto che al referendum hanno vinto i No, è ora di trovare una nuova legge, più adatta.

Riccardo Ghezzi
Roma, 27/1/2017