Coronavirus, lo studio cinese: “Per l’Italia Fase 2 prematura, rischio seconda ondata di contagi”

Oltre 250mila morti nel mondo: ci dicono questo i dati aggiornati sul Coronavirus.

In Italia è iniziata dalla giornata di ieri, 4 Maggio, la Fase 2 con una graduale ripresa di attività commerciali.
In area internazionale, sempre più pesante il confronto tra superpotenze: Mike Pompeo nelle scorse ore ha infatti rilanciato le accuse contro la Cina, ipotizzando prove su un virus “sfuggito” da un laboratorio

Nel frattempo, giungono notizie di studi dalla Cina sulla situazione italiana su una Fase 2 “prematura” e quindi un “rischio di seconda ondata di contagi”

A raccontarlo è il giornale online TPI. Le conclusioni arriverebbero da uno studio dell’ospedale generale cinese di Pechino (PLA) che aveva come obiettivo quello di capire perché in Italia contagi e morti per Covid-19 sono stati più numerosi rispetti alla provincia di Hunan.

Lo studio del contagio, le differenze tra Hunan e Nord Italia

“Sebbene le due zone abbiano una popolazione simile, di circa 60-70 milioni di persone, la diffusione del virus è avvenuta in maniera nettamente diversa: la penisola italiana si colloca al terzo posto tra le aree più colpite e in quanto al numero di decessi è seconda solo agli Stati Uniti, mentre a Hunan sono stati confermati poco più di mille casi”

“È importante sottolineare che nelle situazioni reali la velocità di trasmissione può essere influenzata da diversi fattori, come la protezione personale, l’isolamento sociale e il blocco delle città”, commenta Wangping Jia del PLA di Pechino, autore principale dell’articolo.

La ripresa del lavoro e i lavoratori fragili

Nel frattempo, un allarme, questa volta rispetto ai lavoratori “fragili” arriva da Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri 

“Troppo presto per pensare a un ritorno in servizio dei lavoratori più fragili. Quelli che, perché immunodepressi, o per patologie croniche invalidanti o, ancora, per gli effetti di terapie salvavita, come la chemioterapia o le cure farmacologiche antirigetto dopo un trapianto, sono più suscettibili a un’infezione da Covid-19, con un maggior rischio di ammalarsi e con conseguenze più gravi”.

grazie a una norma introdotta con l’articolo 26 del “Cura Italia”, i lavoratori più suscettibili al virus e che avrebbero potuto avere effetti gravi da un possibile contagio, avevano la possibilità di astenersi dal servizio. Potevano farlo presentando un apposito certificato, rilasciato anche dal Medico di Medicina Generale sulla base documentata del riconoscimento di disabilità o dell’attestazione di una condizione di rischio derivante da immunodepressione o immunosoppressione.

L’astensione dal servizio era equiparata al ricovero ospedaliero, e non dava quindi luogo a decurtazioni in busta paga. Né l’assenza era computata ai fini del comporto, il termine cioè di conservazione del posto di lavoro in caso di malattia prolungata”.

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