Corsa al Campidoglio, che vinca il peggiore!

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La campagna elettorale per le amministrative non è ancora partita, che a Roma già possiamo osservare sia a destra che a sinistra una lotta fratricida ancora più aspra di quella che fu tra Romolo e Remo, ma assai meno leggendaria. E se la capitale è specchio del paese, citando Franco Battiato allora dovremo dire “Povera Italia”.

Poco più di due mesi e sapremo chi sarà stato chiamato dal popolo a governare il caos e l’imbarbarimento in cui versa la città eterna. Le previsioni sono oltremodo pessimistiche: i romani temono che nessuno dei candidati proposti sia capace di resuscitare una capitale vessata dal degrado urbano, dalla corruzione, dalla criminalità comune e da un’amministrazione pubblica che descriveremo eufemisticamente inefficiente, con quote spaventose di assenteisti e fannulloni che non sanno più cosa significhi lavorare per il bene comune (basti citare il corpo dei vigili urbani).

È opinione diffusa ormai che i partiti politici non abbiano offerto nomi all’altezza del compito. Si fa anzi strada l’idea che le segreterie dei partiti abbiano volutamente mancato l’appuntamento con la storia, quello che avrebbe dovuto sancire una possibile rinascita della città e che invece potrebbe assestarle il colpo ferale. E che lo abbiano fatto per paura. Per capirlo, basta osservare come sono maturate le scelte dei candidati per la poltrona di sindaco.

Nel centrodestra è stata fatta una valutazione suicida che ha partorito non uno ma tre differenti candidati, ciascuno dei quali sembra non volersi ritirare in favore dell’altro, per puro spirito di vendetta o per faide interne.

Guido Bertolaso, pupillo di Berlusconi, è l’uomo scelto da Forza Italia. In suo favore si può dire che ha azzeccato la parola-chiave di questa tornata elettorale: “degrado”. Spiace per i terremotati abruzzesi, che hanno trovato indecente una sua dichiarazione sul fatto che anche Roma sia “una città terremotata”, ma qualcosa di vero nelle parole dell’ex numero uno della Protezione Civile c’è: Roma è realmente devastata dall’incuria e da una gestione criminogena delle sue municipalizzate, osservabili a occhio nudo.

Bertolaso ha il vantaggio di essere un esperto nella gestione delle crisi. Tuttavia, su di lui pesano due fattori che potrebbero presto azzopparne la corsa verso il Campidoglio: i guai giudiziari e il fatto di non piacere né alla Lega né a Fratelli d’Italia, che hanno puntato su un altro candidato, Giorgia Meloni, mettendo la parola fine all’alleanza nel centrodestra di berlusconiana memoria (con ripercussioni negative anche in ambito nazionale).

La leader di Fratelli d’Italia non è in una posizione migliore di Bertolaso: in particolare, la Meloni ha commesso l’errore – gravissimo per un politico – di sbagliare i tempi della propria candidatura, apparendo così agli occhi degli elettori come indecisa, se non riluttante. Dopo l’annuncio di un suo ritiro causa gravidanza, infatti, la susseguente marcia indietro la colloca ormai in una posizione di debolezza e accresce la diffidenza nei suoi confronti.
Forse è lei, più degli altri candidati, a rischiare di mancare l’appuntamento con la storia: una sua vittoria a Roma a questo turno avrebbe consentito al suo partito di coronare un lungo e faticoso percorso politico. Una sconfitta nel 2016 potrebbe invece portare lei e Fratelli d’Italia all’oblio, richiudendo forse per sempre l’unica finestra temporale in cui era possibile vincere.