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Per quale motivo Silvio Berlusconi non solo vuole perdere, ma anche condannare tutto il centrodestra ad una sonora batosta a Torino e Roma?
Non essendo a conoscenza di sue tentazioni masochiste, proviamo ad azzardare un’opinione. Il buon Silvio si è accorto che è ormai impossibile tenere unita la coalizione e si sta avvicinando a Renzi, facendo le prove generali del Partito della Nazione.

Renzi, dal canto suo, è concentrato nella sua opera di “decomunistizzazione” del Pd, rischiando di perdere tutta l’ala sinistra nel partito non solo in parlamento ma anche alle urne. Il Nuovo Centro Destra di Alfano quindi potrebbe non bastare più, urge un “soccorso azzurro”, un nuovo serbatoio di voti che per ora sono garantiti da Verdini e un domani potrebbero arrivare da Berlusconi.

L’alleanza, o meglio la totale convergenza, tra Pd e Forza Italia potrebbe restare fantapolitica solo il Pd rimanesse ciò che è ora: un partito di centrosinistra dai connotati prettamente antiberlusconiani. Non potrebbe essere altrimenti dopo 20 anni di chiamate alle urne contro Berlusconi e battaglie politiche concentrare a screditare e insultare il nemico numero 1. Oggi il Pd non potrebbe allearsi con Berlusconi, l’elettorato non capirebbe, ma Renzi sta cambiando totalmente la linea del partito.

Il progetto è ancora lontano dal diventare realtà, ma le prossime amministrative potrebbero sciogliere gli ultimi dubbi. Innanzitutto Berlusconi ha bisogno di sciogliere gli ultimi dubbi e le ultime riserve di Renzi. E affinché questo sia possibile c’è solo una combinazione di risultati: vittoria dei candidati del Pd Fassino e Giachetti rispettivamente a Torino e Roma, possibilmente coi voti di Forza Italia al ballottaggio, e vittoria di Parisi su Sala a Milano.

Solo così Berlusconi potrà avere il coltello dalla parte del manico e mettere le carte in tavola: “Visto, Matteo? Se il centrodestra è unito vince. Ma se vuoi vincere hai bisogno dei miei voti, non di quelli della sinistra”.

Il ragionamento non fa una grinza. Persa la sinistra, se il centro destra si presenta unito Renzi perde. Se invece è diviso, Renzi vince. Ed ecco fatto il Partito della Nazione.
Tutto facile e anche logico, ma affinché sia possibile bisogna che si avveri questa combinazione di risultati. Non è scontato.

Innanzitutto a Roma, dove un’agguerrita Giorgia Meloni, che rappresenta la cosiddetta destra lepenista, o per meglio dire la destra anti-partito della nazione, ha discrete possibilità di arrivare al ballottaggio. Magari proprio a spese di Giachetti. E, nel caso, il patto Bertolaso-Giachetti, già peraltro annunciato dall’ex presidente della protezione civile, andrebbe a farsi benedire. Frantumato il Partito della Nazione a Roma.

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