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Un’email scovata dal Foglio dimostra come funziona il controllo della Casaleggio Associati sulle vite (e i server) degli altri

Cernobbio: Casaleggio arriva e dribbla giornalisti

Questa storia la conoscono tutti i parlamentari, e tutti gli ex parlamentari, del Movimento cinque stelle. Eppure non è stata mai raccontata da nessun giornale. “A un certo punto, a settembre del 2014, venimmo a sapere che la Casaleggio Associati non solo aveva avuto informazioni sui nostri server di posta elettronica”, racconta Tancredi Turco, deputato veneto, avvocato penalista uscito dal M5s il 26 gennaio 2015. “Ma capimmo pure che qualcuno da lì aveva potenzialmente accesso al nostro sistema di archiviazione e comunicazione interno, parlamentari5stelle.it, quello che usano i deputati, dove si depositano documenti. Ne discutemmo anche in assemblea di questo fatto. Io, come altri, non feci una denuncia solo per il bene del Movimento. Ma la cosa diede ‘fastidio’, si fa per dire, a tanti”. Appena un anno prima, fine aprile 2013, qualcuno aveva violato la posta elettronica di Giulia Sarti, giovane deputata emiliana – fidanzata fino al 2012 con il più noto degli espulsi e grande accusatore di Gianroberto Casaleggio, Giuseppe Favia. Quel qualcuno, il ladro di email, aveva diffuso attraverso internet le foto private della deputata, stralci di sue conversazioni, sfoghi, giudizi, umori… “Giulia Sarti si era messa contro lo staff della comunicazione”, dice Lorenzo Andraghetti, che era il suo addetto stampa, storico e noto militante emiliano, lui che quando tornò a Bologna dicendo che avrebbe voluto rifondare il 5 stelle venne rapidamente espulso. “Alla fine, chissà come, mentre Giulia si lamentava dello staff, sono state diffuse le sue email, accompagnate dalla minaccia anonima di rivelarne altre, e di altri parlamentari… A quel punto stavano tutti zitti. C’è sempre stata una tensione che si tagliava con il coltello. Una paura incredibile di essere abbandonati ai cani, di essere in qualche modo esposti alla gogna del web, di essere sputtanati, e di essere anche spiati”. E in questo clima quasi psicotico, non stupisce affatto che un anno dopo, “quando capimmo che a Milano potevano avere avuto accesso alle nostre mail, ci preoccupammo”, come ha raccontato sul Foglio dello scorso 20 febbraio Sebastiano Barbanti, deputato oggi iscritto al gruppo Misto. Ma ecco come andò e come fu che si scoprì, ma pure si coprì, l’affaire delle email.

Ora Casaleggio spiegherà ai parlamentari come funziona il modello Blog & Associati Alla fine di settembre 2014, il gruppo M5s aveva incaricato la ditta Wr Network srl, azienda Itc torinese fornitrice di servizi per la Casaleggio Associati (ma questo ancora non si sapeva), di controllare la sicurezza del sistema “parlamentari5stelle.it”, una piattaforma di proprietà del gruppo parlamentare, creata in realtà allo scopo (non esplicito) di sfuggire un po’ all’occhio troppo attento della Casaleggio, un sistema che oltre alle mail personali dei deputati conteneva, ovviamente, anche altri dati riservati. E infatti per questa ragione, all’ingegnere della Wr Network chiamato a lavorarci, era stato impedito il pieno accesso alla piattaforma. Tuttavia, il 30 settembre 2014, il capogruppo Paola Carinelli e il capo della comunicazione Ilaria Loquenzi, su indicazione della Casaleggio, e senza informare il responsabile legale del gruppo, Alessio Villarosa, consegnarono al tecnico informatico torinese la password del sistema. Ma la sorpresa massima doveva arrivare dopo qualche giorno.

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