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pantaniCinque volte «sì», al telefono con un parente. Eccolo l’uomo del caso Pantani, mentre conferma a un proprio familiare una circostanza resa nota anni fa, addirittura da Renato Vallanzasca. Una telefonata che sembra confermare un’ipotesi inquietante, a proposito di un complotto della camorra per truccare i test di Marco Pantani, bloccare la sua volata con le accuse di doping e far saltare il tavolo delle scommesse. Già le scommesse, le puntate clandestine sulla parte conclusiva del giro d’Italia, anno 1999.

Sono il centro delle accuse di Vallanzasca, ma anche dell’intercettazione dell’ex detenuto napoletano, il cui audio è stato divulgato ieri dal sito di Mediaset Premium. Una conversazione che ora fa i conti con le indagini sulla morte del Pirata, a partire proprio dal caso che sconvolse gli appassionati del giro d’Italia: a Rimini è aperta un’inchiesta bis sulla morte di Pantani, anche se al gip è stata trasmessa una richiesta di archiviazione da parte dei pm; mentre sul presunto complotto da parte della camorra, indaga la Procura di Forlì, anche se un fascicolo è stato aperto pure dalla Dda di Bologna, proprio per verificare eventuali condizionamenti dei clan camorristici nelle gare del giro d’Italia. Ma in cosa consistono le parole intercettate?

Stando agli atti del procedimento di Forlì, emerge la conferma di una spallata a Pantani data dai clan: «La camorra – è il senso della conversazione captata dai carabinieri – avrebbe fatto perdere il giro a Pantani». Ma ecco il testo della telefonata incriminata, tra l’ex compagno di cella del «bel René» e un suo parente: Uomo: «Vallanzasca poche sere fa ha fatto delle dichiarazioni». Parente: «Una dichiarazione…». Uomo: «Dicendo che un camorrista di grosso calibro gli avrebbe detto: Guarda che il Giro d’Italia non lo vince Pantani, non arriva alla fine. Perché sbanca tutte e cose perché si sono giocati tutti quanti a isso. E quindi praticamente la camorra ha fatto perdere il Giro a Pantani. Cambiando le provette e facendolo risultare dopato. Questa cosa ci tiene a saperla anche la mamma». Parente: «Ma è vera questa cosa?». Uomo: «Sì, sì, sì… sì, sì».

Una conversazione che ha sollevato scalpore, specie in seno ai parenti del ciclista, che hanno sempre ricordato l’inquietudine degli ultimi giorni di vita del Pirata, stroncato il 14 febbraio del 2004 da una overdose, in un residence di Rimini. Spiega Tonina Pantani, mamma del campione: «Finalmente qualcuno è riuscito a fare un buon lavoro, devo ringraziare i ragazzi di Forlì, che ci hanno messo un grande impegno. Non mi ridanno Marco, logicamente, ma penso gli ridiano la dignità, anche se per me non l’ha mai persa. Le parole di questa intercettazione fanno male, è una conferma di quello che ha sempre detto Marco, cioè che l’avevano fregato». Oggi, agli atti, ci sono i cinque sì, a conferma – dice – del complotto per fermare il Pirata.

Fonte: Il Mattino
15/3/2016

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