Costretto a lasciare la Polizia. Intervista a Gerardo Manfredi, agente vittima di malagiustizia


Entro un’ora, presso gli uffici della Questura sono presenti due Poliziotti della Squadra Mobile, la Dirigente, il capoturno, il coordinatore delle Volanti, un collega fuori servizio che aveva operato un fermo per furto presso un supermercato e l’equipaggio che era intervenuto in ausilio, composto da un Sovrintendente ed un agente. Infine, sono presenti il soggetto fermato e la sua compagna e, presso la sala d’attesa, video sorvegliata ed attigua al corpo di guardia con la presenza dell’agente in servizio di guardia, sono presenti il pregiudicato e la sua compagna che erano stati trovati “casualmente” sul posto.
Subito cerco di farmi dire dal soggetto trovato in possesso della sostanza che tipo di collegamento ci fosse con il pregiudicato trovato all’ingresso del cimitero e lo stesso per piu di un’ora continua a negare di conoscerlo, nel contempo gli altri colleghi si occupano delle fasi di accertamento ai terminali, perquisizioni e redazioni atti, oltre ad alternasi con me alla ricerca del collegamento tra il soggetto fermato ed il pregiudicato.
Per me era fondamentale capire se vi fosse un collegamento tra il fermato e il pregiudicato poiché quest’ultimo, mia fonte confidenziale, se collegato si sarebbe trovato in una situazione ben più grave visto e considerato che circa due ore prima lo avevo contattato per sapere se in zona fosse giunta voce di qualche “carico” di stupefacente e lo stesso aveva comunicato che da informazioni prese non aveva avuto nessun riscontro, quindi in caso di collegamento si sarebbe trovato nella situazione evidente di aver tentato di raggirami per un suo scopo.