Costretto a lasciare la Polizia. Intervista a Gerardo Manfredi, agente vittima di malagiustizia

A questo si aggiunge poi che inspiegabilmente, nell’ottobre 2009, la squadra mobile di Biella sulla base di una fantomatica fonte confidenziale dà inizio ad un’indagine sul mio conto.
Questa indagine, parallela a quella sopra, porta ad una ulteriore situazione che mi vede indagato per concussione e furto. L’indagine oltre che dalla fonte confidenziale è avvalorata dalle dichiarazioni di tre soggetti in affare tra loro ma tutti pluripregiudicati.
Inizia un inferno che mi vede affrontare due processi contemporaneamente, contestualmente ad una serie di atti posti in essere dalla mia amministrazione che oltre a rendermi la vita impossibile per tre mesi culmina con la definitiva sospensione cautelare.
Sospensione finita dopo 5 anni e dopo essere stato assolto per entrambi i processi con formula piena.

Per quale motivo ha deciso di non rientrare in polizia?

Durante questi anni di inferno non ho ricevuto né il supporto né il sostegno di nessuno appartenente all’amministrazione.
Il mio sindacato mi ha completamente dimenticato, i colleghi in generale hanno dato sfogo alle più inaspettate dimostrazioni di ipocrisia e inconsistenza morale, tranne 10 colleghi che mi conoscevano e con cui avevo lavorato.
Il Questore ed i Dirigenti hanno da subito preso le distanze e nessuno si è posto il problema di parlare con me per avere una versione dei fatti anzi, tutti, impauriti forse di poter essere accusati di intralciare l’operato della magistratura, hanno preso le distanze.
Gli organi preposti nemmeno hanno preso in considerazione il mio fascicolo personale che, oltre a diverse note di merito, riportava 13 anni di servizio con giudizi anche sopra la media e che nello specifico denotavano un profilo personale che marcava in modo preciso la mia personalità che difficilmente era incline a commettere i diversi reati contestati.
Finito i processi e assolto ho trovato un’amministrazione sempre chiusa ed incapace di dirti che cosa ti aspettava, anzi a seguito di un accesso atti scopro che il nuovo Questore, senza nemmeno conoscermi, aveva richiesto un trasferimento lontano dalla regione Piemonte, proponendo Genova nel disprezzo assoluto delle miei figlie e della loro madre, anch’essa appartenente alla Polizia di Stato, alle quali di sicuro da Genova non avrei più potuto dare lo stesso sostegno sia economico che genitoriale.
In seguito mi mandano a Roma per essere sottoposto a nuove visite mediche, con la giustificazione che dovendomi ridare un’arma in mano si devono assicurare che io sia in possesso di determinati requisiti.