Cucchi, minacce di morte al legale di Tedesco: la difesa del maresciallo “accordo con i

Dopo lo striscione a Brindisi è stato l’avvocato Eugenio Pini, legale del carabiniere Francesco Tedesco, che ha accusato i coimputati nel processo Cucchi di aver pestato il geometra, a ricevere minacce di morte. Ieri, in una telefonata, una voce con accento siciliano lo ha paragonato al giudice Rosario Livatino, ucciso in Sicilia dalla mafia, annunciando giustizia anche per lui.

E intanto è un altro avvocato, Giosuè Bruno Naso, legale del militare Roberto Mandolini, anche lui sotto processo per l’omicidio preterintezionale di Stefano Cucchi, oltre che per calunnia e falso, a rivolgersi alla difesa di Tedesco, rappresentato anche da Francesco Petrelli e alle Camere penali, per accusare i colleghi di una sorta di scorrettezza processuale e di avere fatto accordi con il pm per allegerire la posizione del suio assistito.

LA LETTERA
«Inconfessabili accordi con il pm» e in particolare «la promessa derubricazione della imputazione elevata nei confronti del cliente in quella di favoreggiamento, reato allo stato già prescritto, anche a costo di aggravare la posizione di tutti gli altri imputati». È quanto scrive l’avvocato Bruno Giosuè Naso, difensore del maresciallo Roberto Mandolini, in una lettera aperta indirizzata all’avvocato Petrelli, che insieme a Pini difende Tedesco, e alle Camere penali. La missiva è incentrata proprio sul racconto di Tedesco, che nel corso di almeno tre interrogatori davanti ai pm, ha raccontato cosa accadde nell’ottobre del 2009 nella caserma dell’Arma di via Appia.

«In un processo di tale delicatezza – scrive Naso nella lettera di cinque pagine – in un processo condizionato come pochi altri da fattori stravaganti ed extraprocessuali tu che fai? Accompagni il tuo assistito nell’ufficio del pm perché questi conduca un’indagine parallela e riservata rispetto a quella in corso con innegabili, inevitabili se non addirittura perseguiti effetti di condizionamento su quello che sarà il di lui contributo dibattimentale?». Il penalista rivolgendosi al collega prosegue: «Se non ti conoscessi da decenni, se non riconoscessi in te qualità professionali di eccellenza – aggiunge -sarei costretto a pensare che hai smarrito all’improvviso e tutto in una volta il tuo corposo corredo professionale». Per Naso, invece, «la ragione che appare inconfessabile ma assolutamente chiara è la promessa derubricazione della imputazione elevata nei confronti» di Tedesco «in quella di favoreggiamento, reato allo stato già prescritto, anche a costo di aggravare la posizione di tutti gli altri imputati».

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