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Il debito pubblico italiano chiude il 2016 a quota 2.217,7 miliardi di euro, in aumento (2%) di 45 miliardi rispetto ai 2.172,7 miliardi del 2015 (132,3% del Pil). Il dato, pubblicato dalla Banca d’Italia, è di 38,2 miliardi inferiore al picco record di 2.255,9 miliardi toccato a luglio e di 13,2 miliardi più basso rispetto ai 2.230,9 miliardi segnati alla fine di novembre.

Il peso del debito sui cittadini italiani è cresciuto in 20 anni di 14.362 euro, arrivando alla fine del 2016 a toccare la mostruosa cifra di 36.670 euro pro-capite. A calcolarlo ci ha pensato uno studio dell’Adusbef che ha elaborato in modo originale i dati del debito pubblico italiano diffusi dalla Banca d’Italia.

Durante il governo di Matteo Renzi, tra il febbraio 2014 e l’ottobre 2016, è salita la quota di titoli del debito pubblico in mani estere: alla fine di ottobre 2016, su un totale di 1.881 miliardi di titoli di Stato ce n’erano 689, pari al 41%, in mano ai non residenti nel nostro Paese.

L’aumento del debito nel 2016 (45,0 miliardi) – si legge in una nota di Via Nazionale – ha riflesso il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (42,5 miliardi) e l’incremento di 7,4 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (collocatesi a fine anno a 43,1 miliardi); di contro, l’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del cambio ha contenuto il debito per 4,9 miliardi.

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