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Avv. Francesco Carbone (da OggiScuola)Ebbene si, nel mondo della scuola, anche quella “buona”, può succedere anche questo. Una docente scrive una nota disciplinare sul registro elettronico e viene denunciata per diffamazione aggravata.

Soltanto dopo 13 mesi di indagini il Giudice ha archiviato la denuncia in quanto non solo ritiene infondata la notizia di reato, ma ritiene che la condotta del docente costituisca “estrinsecazione dei doveri di insegnante/educatrice”.

Veniamo al fatto, che sarà capitato chissà quante volte: una docente scrive una nota disciplinare sul registro elettronico in cui definisce il comportamento di una sua alunna “estremamente maleducato”.

E vediamo le conseguenze: i genitori, al posto di interrogarsi sulle motivazioni del comportamento della figlia e magari (forse è chiedere troppo) punirla, decidono di far interrogare la docente e per farlo fare per bene, la denunciano

Seguono 13 mesi di indagini, e la professoressa, che racconta la sua vicenda a Vittorio Lodolo d’Oria, massimo esperto italiano di burnout degli insegnanti, come riporta il sito on line de “La Repubblica” riferisce “inizia per me un incubo: dimagrisco, perdo capelli, perdo il sonno, finisco in ospedale per sospetto attacco cardiaco (era “solo” un attacco di panico)”.

Ma perché “giuridicamente” la pubblicazione di un giudizio negativo sul registro elettronico può configurare il reato di diffamazione aggravata? Perché può presentare tutti gli elementi costitutivi del reato previsto dall’art. 595 c.p.:

DIFFAMAZIONE: perché il registro elettronico è considerato “atto pubblico”, ( Cass. 23237/2014, contra Cass. 3004/1999) a poco importa che l’accesso alla propria pagina sia protetta da password;
AGGRAVATA: perché, a norma del comma 3 dell’art. 595 c.p. scatta l’aggravante: “Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità (4), ovvero in ATTO PUBBLICO”. In questo caso “la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro”
Alla fine può sembrare un finale a lieto fine: la docente è assolta e la Giustizia trionfa, no?

E invece no. Ormai l’arroganza e prepotenza di certi genitori si manifesta sempre più spesso, con l’aggressione fisica o con quella giudiziaria. a seconda del livello culturale e della disponibilità economica dell’utenza. E secondo voi quella professoressa si sarà pentita centomila volte per quella nota messa ed altrettante volte ci penserà prima di mettere la prossima ? Se per entrambe le domande la risposta è SI, allora la Giustizia ha perso e la Scuola pure.

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