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Arrestano un ladro ma finiscono sotto accusa: è quanto accaduto a due Carabinieri di Monza.

Uno dei due, il militare che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato. L’altro, che aveva deciso per il rito ordinario stato rinviato a giudizio. È quanto riportano Infodifesa e il Giornale di Monza.

A puntare il dito contro i militari è un tunisino 34enne che sostiene di essere stato malmenato in fase di arresto. Entrambi i Carabinieri hanno respinto le accuse.

I fatti risalgono al 2017. Un intervento dei Carabinieri avvenuto in seguito ad una segnalazione di rapina ai danni di un minorenne. Responsabile il nordafricano, trovato dai militari in giorno successivo in luogo di fortuna.

Secondo quanto riferito dai militari ora alla sbarra, al loro arrivo il tunisino avrebbe afferrato una catena e un coltello. Dopo essere riusciti a fatica ad ammanettarlo (uno degli operatori era inoltre rimasto ferito), lo avevano portato in caserma. Successivamente assistito da un operatore del 118, chiamato su richiesta dello stesso 34enne che aveva affermato di non sentirsi molto bene, poi al Sanquirico.

Una volta dal pm l’uomo ha raccontato la propria versione secondo la quale sarebbe stato picchiato per mezz’ora col manganello. Il tutto, sempre secondo la versione del tunisino, sotto la minaccia della pistola.

Fatti che, spiega Il Giornale di Monza, i due carabinieri hanno sempre respinto con decisione, tanto che avevano presentato ricorso al tribunale del riesame di Milano che si era pronunciato per il loro reintegro

Parlano il legale e la moglie del militare rinviato a giudizio

Si legge su infodifesa.it – “Non ci capacitiamo del fatto che possa stare in piedi una tale accusa – afferma il legale del militare – In primo luogo perché lo stesso medico del carcere (sentito in Aula lunedì mattina, ndr) ha smentito la versione secondo la quale l’arrestato sarebbe stato ricoverato per dieci giorni nell’infermeria del carcere. In secondo luogo perché, sempre il medico, ha sottolineato come le lesioni che la presunta vittima riportava non fossero riconducibili a colpi di manganello, ma bensì fossero invece compatibili con lo stile di vita di una persona senza fissa dimora, che dorme in giacigli di fortuna. Senza contare che, in questo modo, il giudice ha anche smentito quanto stabilito dal Tribunale del Riesame di Milano che aveva dato parere positivo per il reintegro in servizio del mio assistito ritenendo insufficienti le prove portate a suo carico”.

Parole seguite dalle dichiarazioni della moglie del militare “Non so davvero cosa pensare. Mio marito è innocente, sono rimasta sconvolta da questa decisione, soprattutto perché il medico del carcere ha smentito il fatto che le lesioni potessero essere state causate da un oggetto come un manganello. Mi sembra di vivere in un incubo. Sono pronta a tutto pur di dimostrare che è innocente”

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