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Si chiamava Emanuele. Emanuele Reali, carabiniere. Eroe? Forse. Di sicuro una delle tante, troppe vittime di uno Stato che elogia i suoi militi e poi sembra sfregiarne la memoria.

L’accaduto

Emanuele indossava una divisa e voleva portare a termine il suo compito: catturare i banditi. Lo ha fatto sprezzante del pericolo, senza badare a quel treno che sfrecciava sui binari. Troppa foga? Forse. Troppa dedizione al Paese? Sicuramente. Emanuele è morto per un innato senso del dovere: un treno lo ha schiacciato mentre rincorreva un bandito sfuggito alla cattura. Era sera, la visibilità bassa. È spirato sul colpo.

“Non avrà strade né piazze – scriveva ieri l’Arma nel post di commiato – perché è ‘solo’ l’ennesima vittima di una guerra combattuta tutti i giorni, quella silenziosa contro il crimine. E perché il suo nome a breve non lo ricorderà nessuno. Per noi però Emanuele Reali, Vice Brigadiere dei Carabinieri, sarà eternamente giovane e bello. Sarà per sempre un eroe”.

Trentaquattro anni, una moglie e due figli. Lascia anche il padre il lacrime e una madre inconsolabile. “Gli dicevo sempre di stare attento”, ripete il babbo senza darsi pace. Ma i generosi son fatti così: sono pronti a tutto pur di portare a termine una missione.

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Gli sviluppi

Ecco, la missione. Emanuele stava partecipando ad un’operazione dei carabinieri di Caserta contro un gruppo di ladri di appartamento. Ne avevano già catturati due all’interno del parco La Selva subito dopo un furto. In auto sono stati trovati due radio trasmittenti complete di auricolari, una valigia contenente arnesi da scasso, un marsupio con una pistola giocattolo, due telefoni cellulari e una parte della refurtiva: un aspirapolvere e un elettrodomestico Bimby. Immediatamente è scattata la caccia agli altri due complici sfuggiti al primo blitz. Li hanno beccati intorno alle 19 vicino alla stazione. Il primo è finito subito in manette, l’altro ha scavalcato il muretto della ferrovia trascinandosi dietro Emanuele per portarlo verso la morte.

Chissà cosa direbbe Emanuele se sapesse che tre dei quattro banditi (catturati con fatica) la galera non se la stanno facendo. Due sono già ai domiciliari e il terzo è stato subito liberato dal giudice (se la caverà con un obbligo di dimora a Napoli). Il quarto, quello che il militare stava rincorrendo, è ancora ricercato. Tradotto: nessuno dei malviventi che hanno innescato il tragico inseguimento guarderà il cielo da dietro le sbarre. Colpa del giudice? Probabilmente no, avrà applicato la legge.

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Forse però ha davvero ragione l’Arma: Emanuele non avrà mai una strada intitolata. In Italia il cippo puo’ meritarlo Carlo Giuliani, ma forse non chi perde la vita per difendere la sicurezza degli italiani. Ma sapere che l’eroismo del vicebrigradiere è stato quasi inutile è un schiaffo che si fa fatica a digerire. “Un sacrificio inutile”, piange il padre. “Adesso lo chiamano eroe, ma ormai non serve a nulla. Questo Stato non difende chi fa il suo lavoro”.

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